Nuova “raffica” di arresti nella notte dei carabinieri del Reparto Investigativo e Operativo del Comando provinciale di Agrigento, guidati dal tenente colonello Vincenzo Bulla. Eseguiti 22 arresti nei confronti di soggetti ritenuti affiliati, vicini o a disposizione delle famiglie mafiose di Agrigento/Villaseta e Porto Empedocle.
Si tratta di un’integrazione dell’inchiesta “madre”, coordinata dalla Dda di Palermo, sfociata poco prima di Natale nei fermi di 24 persone, tra vertici e sodali di clan agrigentini. Il provvedimento è stato firmato dal gip del tribunale di Palermo. Complessivamente gli indagati sono 51.
Alcuni di loro in precedenza erano finiti ai domiciliari, adesso vanno in carcere. Ma vi sono nuovi soggetti che oggi sono stati raggiunti da misura cautelare.
Data esecuzione a un’ordinanza di misure cautelari personali emessa dal Gip del Tribunale di Palermo su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di 51 indagati (in parte già ristretti in carcere), gravemente indiziati, a vario titolo, di appartenere all’organizzazione mafiosa denominata Cosa nostra, di far parte di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e altro. Nei confronti dei suddetti 51 indagati, dei quali fanno parte anche tutti i 24 soggetti colpiti lo scorso mese di dicembre dal provvedimento di fermo di indiziati di delitto emesso dalla Dda, per 36 di loro è stata disposta la misura cautelare in carcere, mentre per i restanti 15 la misura cautelare degli arresti domiciliari.
Il suddetto provvedimento trae origine dalle attività d’indagini svolte dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo carabinieri di Agrigento, dal mese di dicembre 2021 a tutt’oggi, aventi ad oggetto la ricostruzione dell’organigramma e delle attività criminali delle famiglie mafiose di Porto Empedocle e di Agrigento/Villaseta, con probabilmente a capo rispettivamente Fabrizio Messina e Pietro Capraro, a dimostrazione che, pur essendo stata sensibilmente intaccata nel corso degli anni da varie operazioni, Cosa nostra agrigentina è tutt’oggi pienamente operante, dotata di ingenti disponibilità economiche e di numerose armi, per di più in un contesto caratterizzato da una instabilità degli equilibri mafiosi faticosamente raggiunti nel tempo, cui si aggiungono i sempre più pericolosi, persistenti e documentati collegamenti tra gli associati ristretti all’interno del circuito carcerario e gli ambienti criminali esterni.
È stato riscontrato, infatti, un sistematico utilizzo di apparecchi telefonici da parte degli uomini d’onore, o di soggetti contigui al sodalizio, durante i rispettivi periodi di detenzione, lasciandone in tal modo inalterate le capacità di comando e consentendo loro di mantenere i contatti con i correi in libertà e di impartire ordini e direttive. La capacità dell’associazione mafiosa di controllare le dinamiche criminali del territorio è emersa in modo evidente, essendosi raccolti chiari elementi dimostrativi della commissione di numerosi reati (estorsioni, detenzioni di armi, incendi e danneggiamenti) tutti realizzati avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416 bis.
“Gli esponenti di vertice delle famiglie mafiose di Porto Empedocle e Agrigento-Villaseta risultano, inoltre, avere diretto e promosso due ulteriori distinte associazioni dedite al traffico di sostanza stupefacente che hanno acquisito in piena sinergia tra loro, il monopolio di siffatto redditizio settore criminale nella provincia di Agrigento”.
Rimani aggiornato con le nostre notizie grazie a WhatsApp oppure Leggi qui altre notizie



