I sindaci dell’Agrigentino, diramando una lettera congiunta, si appellano per evitare – come è già accaduto – eccessi dialettici e facili malintesi che rischiano di ingenerare un clima di tensione già, di fatto, sfociato in intimidazioni nei confronti proprio degli amministratori locali. I primi cittadini, la scorsa settimana, durante una riunione con il prefetto di Agrigento, Filippo Romano, hanno riferito di commenti al vetriolo sui social che istigano all’odio e alla violenza.
“Qualcuno – si legge nella nota -, utilizzando dei termini forti, ha parlato di “gogna mediatica”. Altri, sfogandosi, hanno intravisto in alcuni articoli stampa una sorta di “leva per strumentalizzare il dissenso nei confronti dei sindaci”. Tutto è stato trasposto in una nota istituzionale che ha però innescato una violenta polemica che sta, ingiustamente, coinvolgendo la Prefettura”.
“Ha ragione il sindacato, nel dirsi ‘colpito per le affermazioni che in maniera generica colpiscono la categoria’. Ma non chiude la questione di fondo. Comprendiamo, riconoscendo al giornalismo il ruolo civile e il veicolo di libertà che è utile alla vita democratica, che le generalizzazioni siano ingenerose del lavoro di chi svolge la propria funzione in modo retto”.
“Nessuno di noi vuole sostenere, e non lo abbiamo fatto né noi sindaci né tantomeno il Prefetto, che sia ‘colpa dei giornalisti’. Anzi, riteniamo che così come siano intollerabili le aggressioni e le intimidazioni nei confronti dei giornalisti (lo ha ricordato il presidente Sergio Mattarella in occasione del 60° anniversario della fondazione dell’Odg), lo sono anche quelle rivolte ai rappresentanti delle Istituzioni: entrambe le categorie, a ben vedere, sono oggetto ormai da tempo dell’odio social e di un generalizzato senso di sfiducia verso ogni categoria o organismo pubblico”.
“Per questo abbiamo rappresentato un problema oggettivo e che non riguarda solo Agrigento e la sua provincia: il fatto che sia crescente il numero di fruitori dei social che, molto spesso, non sono in grado di fare un distinguo fra cronaca e critica giornalistica”.
“Ecco perché noi sindaci invochiamo – genericamente – che venga ritrovato equilibrio, cioè un bilanciamento fra sussistenza della rilevanza sociale dell’argomento, correttezza dell’espressione e interesse al mantenimento della reputazione, al netto del fatto che quest’ultima è già normata da specifiche regole a tutela delle parti lese”.
“Il legittimo esercizio del diritto di critica, dal canto suo, deve essere accettato, senza piagnistei, da tutti noi amministratori, a prescindere dai riverberi social. Talvolta, anche noi – stanchi, provati e insoddisfatti per non essere riusciti a fare – dimentichiamo (mea culpa!) che giornalismo e social sono, e tali devono rimanere, ben distinti”.
“È semmai necessario tracciare un percorso comune per soluzioni condivise che rispettino però le autonomie e i ruoli di quanti sono coinvolti. Per escludere il rischio di generalizzazioni, anzi, è legittimo che chi ritenga siano stati superati i limiti della cronaca giornalistica agisca presso il competente Consiglio di disciplina dell’Ordine perché si vaglino concretamente le condotte e si possa distinguere, appunto, chi svolge il proprio lavoro di giornalista da chi non rispetta il codice deontologico”.
“Augurandoci che il Prefetto venga tenuto fuori da scontri e polemiche, non possiamo che auspicare che continui ad andare avanti con la sua attività a sostegno delle amministrazioni locali, perché per noi sindaci è vitale, in un’ottica di collaborazione istituzionale, saperlo al nostro fianco come è sempre stato sin dal suo insediamento. Va a Lui, per questo, la nostra piena riconoscenza”, hanno concluso i sindaci, manifestando piena riconoscenza al prefetto Romano.
La lettera è stata sottoscritta dai sindaci Francesco Miccichè, Antonio Palumbo, Angelo Balsamo, Matteo Ruvolo, Giovanni Cirillo, Vito Clemente, Pino Spinelli, Giuseppe Mangiapane, Maria Grazia Brandara, Santino Borsellino, Margherita La Rocca Ruvolo, Dario Gaglio, Domenico Migliara, Salvatore Dazzo, Calogero Cattano, Luigi Nigrelli, Alfonso Provvidenza, Gaspare Viola, Vincenzo Corbo, Sabrina Lattuca, Francesco Cacciatore, Totò Gioacchino Baio, Milko Cinà, Leonardo Ciaccio, Enzo Galifi, Caetano Bruccoleri, Salvatore Pitrola, Giuseppe Pendolino, Santino Borsellino, Calogero Cattano, Mimmo Gueli e Francesco Martorana.
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