Si scrive phubbing, ma si legge rovinosa gestione delle relazioni sociali e sentimentali. Un termine di recente coniazione che indica – come spiega il vocabolario Treccani – “l’atteggiamento poco cortese di trascurare l’interlocutore con cui si è impegnati in una qualsiasi situazione (dalla camera da letto all’ufficio) per controllare compulsivamente lo smartphone ogni cinque minuti”.
Accade sempre più spesso, infatti, di vedere amici, familiari e partner impegnati a chattare con il telefonino tra le mani dimenticando che esiste, anche e soprattutto, una vita reale non filtrata dai social ma fatta di sguardi, postura e comunicazione non verbale che comunicano più di storie e reel.
Un atteggiamento che logora, lentamente ma inesorabilmente, le relazioni sociali e sentimentali e che è considerato patologico quando non se ne può fare a meno.
Il tutto a discapito dell’empatia che dovrebbe essere caratteristica fondamentale dei rapporti umani.
Il cellulare diventa un’esigenza imprescindibile senza la quale la vita non sembra fluire normalmente. Si arriva anche ad interrompere una conversazione perché appare impossibile resistere alla notifica dello smartphone senza rendersi conto che si scava un solco inesorabile con l’interlocutore che si sente messo da parte, in attesa del tempo che gli sarà, forse, dedicato.
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