Esponenti della politica, imprenditori, professionisti e avvocati in carriera. Sono le persone coinvolte nell’inchiesta della Procura di Palermo, condotta sul campo dai poliziotti della Squadra Mobile, che ieri ha portato a una raffica di perquisizioni in abitazioni, aziende e studi legali. Complessivamente sono state chieste nove misure cautelari (otto arresti e un obbligo di dimora) per corruzione.
L’indagine vede in cima alla lista degli indagati l’ex vicepresidente del governo di Palazzo d’Orleans Gaetano Armao, 64 anni, per il quale è stata invocata la detenzione in carcere, e il deputato all’Ars di Mpa Giuseppe Geremia Lombardo, 44 anni, nipote dell’ex governatore Raffaele Lombardo (per cui sono stati chiesti i domiciliari).
Sulle richieste avanzate dai magistrati diretti dal procuratore Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Francesca Mazzocco, il gip Giuseppa Zampino si pronuncerà dopo gli interrogatori in programma il 13 ottobre. Giorno in cui sono stati convocati anche l’avvocato palermitano Pierluigi Matta, di 70 anni, accusato di avere consegnato mazzette ad Armao (anche per lui chiesto il carcere), e Luigi Zancla, nato a Castroreale nel ’43, presidente della Samo, associazione che si occupa di assistenza sanitaria e cure palliative.
Il giorno prima toccherà agli altri cinque indagati: Giuseppe Argirò, di 57 anni, nato a Ventimiglia (in Liguria), ex amministratore delegato di Cva (Compagnia Valdostana delle Acque); la catanese Pierpaola Veruska Benedetta Costanzo, di 54 anni, per la quale sarebbe stato chiesto l’obbligo di dimora; Mario Lupo, palermitano di 64 anni, ex presidente della Samot, già coinvolto in un’inchiesta per tangenti; Marco Gentile Malacarne, nato ad Aosta nel 1979, amministratore delegato di Cva Eos; e l’imprenditore agrigentino Sergio Vella, di 57 anni, titolare della Seap, che si occupa di attività ambientali e rifiuti, con uno stabilimento nella zona industriale di Aragona – Favara.
I pm hanno contestato le accuse di «corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e corruzione per l’esercizio della funzione».
Armao nega le accuse: «Sono accusato di un’imputazione provvisoria che avrò modo di dimostrare essere priva di fondamento. I fatti che vengono contestati attengono alla mia qualità di ex presidente di una commissione composta da oltre cinquanta membri che approva i pareri in sede collegiale e, nel 99 per cento dei casi, all’unanimità. Al fine di tutelare le Istituzioni, ho già rassegnato al presidente Schifani le mie irrevocabili dimissioni da consigliere giuridico, con effetto immediato. Nella mia vita amministrativa ho gestito risorse finanziarie per oltre 250 miliardi di euro (più del Pnrr) firmando otto bilanci regionali, senza che nessuno abbia avuto nulla da eccepire»
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