Il pubblico ministero di Agrigento Giulia Sbocchia ha chiesto il rinvio a giudizio per due agrigentini, e cinque donne sudamericane, finiti nei guai nel 2014, nell’ambito dell’operazione “Saponara”, ovvero il nome della via, dove gli indagati avevano messo su delle vere e proprie case d’appuntamento. L’udienza preliminare doveva iniziare davanti al giudice del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, ma è stata subito rinviata al 2 febbraio per alcuni problemi legati alle notifiche.
Sul banco degli imputati siedono le sorelle Marival Magaly Manrique Mendoza, intesa “Camilla”, 49 anni, nata in Perù, residente in Due Carrare (Pd), domiciliata in Agrigento in via Saponara, e Jacqueline Yanina Mandoza Manrique, intesa “Janina”, 38 anni, nata in Perù, residente in Cisterna di Latina (Lt) domiciliata in Agrigento, ed ancora la loro madre Cirila Maria Huacache Manrique, 80 anni, nata in Perù, residente a Cisterna di Latina, Maria del Pilar Manrique Torres, intesa “Pilar”, 56 anni, nata in Perù, residente in Guidonia Montecelio, domiciliata in Agrigento, Eugenio D’Agostino, 53 anni, di Agrigento, Giuseppe Salamone, 31 anni, di Agrigento, e Valdirene Maria De Oliveira Vieira, 50 anni, nata in Brasile, residente in Sant’Angelo di Piove di Sacco.
Gli indagati devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Il collegio difensivo è composto tra gli altri, dagli avvocati Fabio Inglima Modica, Gianfranco Pilato, Daniele Re, e Alessandro Marchica. Il vasto traffico di prostituzione era stato scoperto nel centro storico della città dagli agenti della squadra Mobile della Questura di Agrigento. Gli imputati avrebbero gestito due case d’appuntamento nella zona alta della via Atenea, una in via Saponara numero 10, e la seconda in via Neve numero 54. E’ emerso che il giro di prostitute coinvolgeva in particolar modo ragazze sudamericane di nazionalità colombiana, peruviana, venezuelana e brasiliana, ma anche italiane.
I clienti contattavano le squillo attraverso gli annunci pubblicizzati in servizi erotici sulla stampa locale, e sul sito internet “Bakeka incontri Agrigento”. Le indagini degli agenti della Mobile hanno permesso di accertare che le “escort”, così come si facevano comunemente chiamare le ragazze che esercitavano il lavoro più antico del mondo, avevano un grosso giro di affari. Le prostitute pretendevano la metà dei guadagni, che venivano partitamente contabilizzate dalle sorelle Mendoza Manrique e da Torres Manrique Pilar e riversate, anche a mezzo post-pay, a Cirila Maria Huacache.