I dipendenti avrebbero accettato il sistema del “cavallo di ritorno” per evitare il licenziamento, restituendo parte degli stipendi, e sarebbero stati obbligati ad aprire un conto corrente e consegnare carta bancomat, e codice pin, ai propri datori di lavoro. Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, nei mesi scorsi, ha disposto il rinvio a giudizio di tre dei sei imputati dell’inchiesta “Stipendi spezzati”, su un presunto giro di estorsioni, ai danni dei dipendenti della cooperativa “Suami” di Licata, che gestiva delle comunità per disabili psichici.
Comparsi davanti ai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Agrigento, il dibattimento non è stato aperto perchè il presidente del collegio Alfonso Malato ha già trattato il procedimento in qualità di Gip e, quindi, non è compatibile. Il fascicolo è stato così assegnato alla seconda sezione penale, presieduta da Wilma Angela Mazzara, che lo tratterà a partire dal 29 novembre.
Sul banco degli imputati siedono: Maria Barba, detta Giusy, 39 anni, ritenuta la responsabile di fatto delle due sedi operative della struttura; Caterina Federico, 38 anni, di Licata, e Veronica Sutera Sardo, 34 anni, di Agrigento. Diversi dipendenti si sono costituiti parte civile. Il giudice ha altresì accolto l’istanza avanzata dall’avvocato Angelo Farruggia disponendo il sequestro conservativo dei beni immobili a carico di Barba, pari a 405 mila euro, in favore delle stesse parti civili.
Disposto il non luogo a procedere per avvenuta prescrizione per Linda Modica, 54 anni, di Licata, e sentenza di non luogo a procedere “per morte del reo” a carico di Salvatore Lupo, 45 anni, di Favara, amministratore unico della cooperativa “Suami”, ucciso il giorno di Ferragosto in un bar di Favara, e per Rosa Sferrazza, 70 anni, di Favara. L’operazione “Stipendi spezzati” è stata eseguita nel 2017 dai carabinieri della Compagnia di Licata. Maria Barba, è l’ex moglie dell’imprenditore Totò Lupo, e per quell’omicidio è attualmente sotto processo il padre della stessa imputata.
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