In manette è finita la responsabile del centro Caterina Federico, 33 anni, di Licata.
L’inchiesta coordinata dal procuratore capo di Agrigento Renato Di Natale, dall’aggiunto Ignazio Fonzo e dal sostituto Alessandro Macaluso, trae origine dalle segnalazioni delle insegnanti fatte ai carabinieri di strani disegni che i bambini ospiti della struttura avrebbero eseguito durante le loro attività scolastiche.
Racconti grafici di streghe e violenze che hanno subito messo in allarme i docenti che avrebbero anche fotografato i segni che avevano ai polsi i bambini, probabilmente lasciati dalle catene.
Scattate le indagini, si sarebbe rivelato il tutto.
Gli inquirenti avrebbero anche visto attraverso delle immagini registrate all’interno della struttura come queste persone, per punire gli ospiti che magari avevano mangiato fuori orario, li legassero e li incappucciassero.
Sempre secondo gli inquirenti i bambini che non finivano i pasti invece, oltre a essere legati con lucchetti, venivano costretti a mangiare perfino i propri escrementi.
La casa degli orrori è stata ora sequestrata.
Ma vediamo nel dettaglio chi sono gli indagati e che cosa viene loro contestato.
Secondo la Procura della Repubblica di Agrigento l’unica arrestata, (la responsabile del centro) la licatese Caterina Federico di 33 anni, unitamente agli operatori Angelo Federico di 30 anni, Domenico Savio Federico di 25 anni, Giovanni Cammilleri di 26 anni, Salvatore Gibaldi di 39 anni, Angela Ferranti di 49 anni e Maria Cappello di 46 anni, con numerose e reiterate condotte avrebbero sottoposto alcuni minorenni e/o inabili psichici affidati per ragioni di cura, vigilanza, assistenza e sostegno psicologico alla comunità, a maltrattamenti di natura fisica e psicologica tali da cagionare in loro gravi sofferenze e umiliazioni.
“Senza alcuno scrupolo per la condizione di fragilità psico–fisica dei minori con deficit mentali e degli altri ospiti disabili, ricorrevano sistematicamente all’inflizione di punizioni come il digiuno, il divieto di contatti telefonici con i familiari, la reclusione all’interno delle stanze da letto; sottoponevano quotidianamente un ospite a gravose limitazioni della propria libertà personale tenendolo il giorno e la notte legato con catene in ferro alla struttura metallica del proprio letto; mantenevano precarie condizioni igienico–sanitarie all’interno della struttura utilizzando acque contaminate da batteri coliformi; distribuivano per il consumo alimenti in cattivo stato di conservazione e scaduti”.
Tutti reati che secondo i magistrati agrigentini sarebbero stati commessi nel periodo compreso tra dicembre 2014 e febbraio 2015.
Per quanto riguarda invece Salvatore Lupo, amministratore unico della “Suami Società Cooperativa sociale – ONLUS”, l’accusa nei suoi confronti è di non aver impedito agli operatori di sottoporre alcuni ospiti ai maltrattamenti di natura fisica e psicologica e di tenere legato un altro ospite mediante una catena in ferro assicurata con lucchetto alla struttura metallica del proprio letto .
Alla responsabile del centro, Caterina Federico, sono stati concessi gli arresti domiciliari, per gli operatori della struttura è scattato il divieto di dimora nella Provincia di Agrigento mentre per Salvatore Lupo è stata disposta la misura interdittiva del divieto di esercitare l’ufficio direttivo di amministratore della “Suami – Società cooperativa sociale ONLUS”.
Sulla terribile vicenda non si escludono ulteriori sviluppi.
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