“Non è stato facile tenere riservata questa indagine. Se ci fosse stata una fuga di notizia qualcuno avrebbe avvertito Campione”. Lo dicono il procuratore capo di Agrigento e il procuratore aggiunto Salvatore Vella, che hanno condotto l’indagine “Waterloo”, su Girgenti Acque, con 92 indagati, fra i quali le 8 persone fermate questa notte in un blitz in congiunta, da carabinieri, Dia e Guardia di finanza.
“Noi abbiamo la struttura antimafia più avanzata del mondo, ma quando gli organi preposti ai controlli smettono di fare il loro dovere tutto cambia – continuano i magistrati agrigentini analizzando i fatti dal 2013 al 2018, che mostrano un quadro inquietante, sotto l’aspetto degli organi deputati al controllo in tutti gli ambiti -. Nessuno controllava, questo si è verificato perché si metteva l’uomo giusto al posto giusto. Se c’era un collegio sindacale si faceva presiedere da un uomo di Marco Campione, occorreva un parere sulle tariffe per suffragare e controbattere una legge regionale che andava a sfavore della Girgenti Acque, si dava mandato a un uomo di spicco delle autorità competenti per cambiarla”.
Tutto faceva capo all’imprenditore Marco Campione, quindi, diveniva facile scambiare fatture a copertura di crediti fittizi oppure gonfiare i bilanci per fare quadrare i conti. Anche nelle società di revisione ci sarebbero stati soggetti compiacenti.
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