La Procura della Repubblica di Agrigento ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini per l’operaio 53enne Gaetano Sciortino, ritenuto responsabile dell’omicidio del marmista 67enne Giuseppe Miceli, ucciso il 6 dicembre 2015 con diversi colpi contundenti alla testa e al torace all’interno del suo laboratorio di via Crispi, a Cattolica Eraclea.
A scoprire il cadavere di Miceli, all’indomani dell’omicidio, il fratello maggiore. Sul posto gli inquirenti trovarono e sequestrarono gli oggetti utilizzati per compiere il delitto, tra i quali due motorini per autoclave e un piatto di marmo.
Sciortino fu arrestato lo scorso ottobre dai carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento al termine di una attività investigativa durata quasi due anni. I particolari furono esposti in conferenza stampa. Le indagini avevano visto una svolta quando il 53enne si recò in un’area rurale dove poi i militari trovarono una scarpa, la cui impronta risultava combaciare perfettamente con quella repertata dai carabinieri del Ris sulla scena del crimine.
Durante poi l’analisi di filmati realizzati da alcune telecamere esistenti nelle adiacenze del luogo del delitto, è stato possibile concentrare l’attenzione su una vettura, una Fiat Punto di colore nero, guidata proprio da Sciortino. Il 53enne avrebbe pedinato il compaesano con soste prolungate agli angoli delle strade da dove era possibile osservare i movimenti dell’artigiano. La mattina del 6 dicembre del 2015 Sciortino pedinò per circa tre ore la vittima.
Questi e altri indizi furono abbastanza per indurre gli inquirenti a disporre la misura cautelare del carcere per Gaetano Sciortino. Con l’avviso di conclusione delle indagini ci si avvia adesso – con ogni probabilità – alla richiesta di rinvio a giudizio.
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