Arrivano 17 avvisi di conclusione delle indagini per altrettante persone coinvolte nell’inchiesta denominata ”Giano Bifronte” che avrebbe portato alla luce una serie di episodi di tangenti in cambio di finanziamenti agevolati.
A condurre le attività investigative, per come esposto quattro mesi fa in conferenza al Tribunale di Agrigento, la Guardia di Finanza su coordinamento della Procura della Repubblica. Titolare dell’inchiesta il pm Andrea Maggioni, lo stesso che ha fatto notificare gli avvisi di conclusione delle indagini.
I soggetti raggiunti dal provvedimento e che adesso rischiano il processo provengono per la maggior parte da diverse zone dell’agrigentino, ma non solo. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti le tangenti venivano mascherate come parcelle presso una società, la Intersystem srl, dalla quale uscivano poi dei documenti falsi per potere accedere agevolmente a finanziamenti da parte dell’Irfis, istituto di credito di cui la Regione Sicilia è unico azionista.
Il tutto, grazie ai documenti falsi, scavalcando i reali aventi diritto ai finanziamenti. Un sistema corruttivo, quello portato alla luce dagli inquirenti, che penalizza e toglie le risorse alle imprese che onestamente cercano di mandare avanti il proprio lavoro.
I personaggi chiave dell’inchiesta sono dunque l’amministratore della Intersystem srl, il consulente del lavoro Antonio Vetro, 48enne favarese già conosciuto alle forze dell’ordine, e il palermitano Paolo Minafò, funzionario dell’Irfis e, secondo l’accusa, socio occulto della Intersystem. Da qui il nome dell’inchiesta, ”Giano Bifronte”, che indica appunto la doppia attività del funzionario Irfis.
L’inchiesta vede coinvolti altri imputati, perlopiù imprenditori che avrebbero tentato di corrompere Minafò attraverso Vetro, per i quali a procedere spetterà alle Procure di Palermo e Caltanissetta.
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