Dinanzi alla Corte di Assise di Udine si è celebrata ieri la prima udienza del processo a carico di Giosuè Ruotolo, l’ex militare di 27 anni accusato di essere l’assassino dei fidanzati Trifone Ragone e Teresa Costanza.
Duplice delitto commesso nel piazzale antistante al Palazzetto dello Sport di Pordenone, la sera del 17 marzo 2015.
Presenti in aula sia i familiari della sfortunata coppia sia quelli dell’imputato Ruotolo.
Il 27enne ha chiesto e ottenuto dal presidente della Corte, il giudice Angelica Di Silvestre, di non essere immortalato dai cameraman e dai fotografi.
Dall’inchiesta emerge la certezza che i messaggi molesti che giungevano nel cellulare di Teresa fossero stati inviati dalla Caserma dell’Esercito dove prestava servizio Giosuè Ruotolo.
Secondo i legali di Ragone questa sarebbe una prova che inchioderebbe il 27enne commilitone di Trifone.
La Corte d’Assise di Udine ha respinto la richiesta di citazione del ministero della Difesa come responsabile civile nel processo. Per i giudici infatti il duplice delitto, essendo stato commesso nelle ore serali, citare in giudizio il Ministero estenderebbe in maniera impropria la responsabilità civile della pubblica amministrazione.
La Corte ha comunque accolto, quasi integralmente, le eccezioni preliminari formulate dalla difesa di Ruotolo, dove si chiedeva l’eliminazione dal fascicolo del dibattimento di alcuni documenti o atti ripetibili, tra cui i video e i dvd di simulazione dei percorsi fatti dai carabinieri.
Arrivare al processo a soli 19 mesi dal duplice delitto è certamente un buon risultato per gli organi inquirenti.
Adesso il dibattito proseguirà in aula nelle prossime settimane, nell’auspicio che si arrivi presto a conoscere la verità.
Ruotolo, attualmente detenuto nel carcere di Belluno, si è sempre dichiarato innocente. I familiari delle vittime invece credono che sia proprio lui l’assassino e per questo chiedono giustizia.
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