Tredici anni di reclusione sono stati inflitti a Giuseppe De Rubeis, 29 anni, di Porto Empedocle, imputato per l’omicidio del compaesano ed ex compagno di scuola, Giuseppe Adorno. Il giovane operaio empedoclino scomparve il 24 Agosto del 2009 per poi essere ritrovato cadavere e semicarbonizzato, a Montaperto, dieci giorni dopo.La sentenza è stata emessa dal Gup del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, al termine del processo celebrato con il rito abbreviato. Adorno sarebbe stato ucciso per motivi passionali. Il Pubblico ministero Giacomo Forte aveva chiesto l’ergastolo. Di segno diametralmente opposto il ragionamento della difesa dell’imputato, gli avvocati Nino e Vincenza Gaziano che avevano chiesto l’assoluzione di De Rubeis perché l’intero impianto accusatorio non era supportato da prove certe. De Rubeis è stato assolto invece dall’accusa di calunnia nei confronti dei fratelli Giuseppe, Gerlando e Giovanni Distefano e Giuseppe Filippazzo. Di fatto, come accertato dalla Procura di Agrigento, che aveva riavviato le indagini dopo una fase di stallo, con il procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e il sostituto, Giacomo Forte, i Distefano non potevano essere gli autori dell’omicidio perchè assenti da Porto Empedocle il giorno della scomparsa di Adorno. La vicenda che vede per protagonista Giuseppe De Rubeis è alquanto controversa. In un primo momento vennero arrestati i componenti della famiglia Di Stefano e Giuseppe Filippazzo perché ritenuti in contrasto con la vittima in relazione alla compravendita all’asta di una casa pignorata ai Distefano. Poi, con l’avvento nella conduzione delle indagini della Procura di Agrigento, la svolta con la richiesta di cattura del solo De Rubeis che il Gip Davico respinse. Adesso l’epilogo con la sentenza di primo grado. Ricordiamo che la moto, una Yamaha, di proprietà dell’empedoclino Adorno, venne ritrovata tre anni dopo l’omicidio. Erano stati i poliziotti del vice questore aggiunto Cesare Castelli a trovarla all’interno di un magazzino.
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