C’è un nuovo e inquietante enigma che impegna in queste ore gli investigatori di Agrigento, un mistero che ruota attorno a un oggetto di uso quotidiano ma insospettabile: la Carta d’Identità Elettronica (CIE). I carabinieri del Nucleo Radiomobile e i poliziotti della sezione Volanti della Questura hanno fatto scattare il sequestro di ben sei documenti d’identità che presentavano tutti la medesima, identica anomalia.
Erano stati privati, in modo quasi chirurgico, del microchip integrato. Un dettaglio che ha fatto immediatamente saltare la mosca al naso alle forze dell’ordine e che ha dato il via a un’indagine ad ampio raggio.
Il bilancio attuale delle verifiche, concentrate soprattutto durante i posti di blocco e i controlli stradali di routine nel territorio agrigentino, parla di sei giovani finiti nei guai. Si tratta di ragazzi di età compresa tra i 20 e i 35 anni, tutti residenti in territorio della città dei Templi. Alla richiesta di esibire i documenti da parte dei militari e degli agenti, i giovani hanno consegnato le tessere che, a un occhio attento e professionale, hanno subito rivelato la vistosa manomissione. Il chip, che per legge contiene i dati biometrici e le informazioni informatiche del titolare, era stato letteralmente asportato.
Per i sei fermati è scattata immediatamente la denuncia a piede libero alla Procura della Repubblica di Agrigento. Le accuse ipotizzate a loro carico sono decisamente pesanti: uso di atto falso, falsità su documenti informatici e falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla propria identità.
Ma a preoccupare maggiormente gli inquirenti non sono solo i singoli reati accertati, quanto il movente che si nasconde dietro questa pratica. Perché asportare il chip da una carta d’identità? La rimozione fisica del dispositivo informatico impedisce alle apparecchiature elettroniche in dotazione alle forze dell’ordine – e ad altri enti – di leggere i dati digitali memorizzati all’interno, che dovrebbero corrispondere a quelli stampati sulla tessera.
Il sospetto degli investigatori è che dietro questo stratagemma possa nascondersi un sistema per aggirare i controlli d’identità, per falsificare i documenti modificando i dati visibili a occhio nudo senza rischiare la smentita del lettore elettronico, o per scopi ancora più complessi legati alle truffe digitali e al riciclaggio.
Le indagini dei Carabinieri e della Polizia di Stato proseguono per accertare se i sei giovani abbiano agito autonomamente o se dietro la manomissione “chirurgica” delle tessere ci sia la mano di un unico esperto falsario.
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