Il procuratore generale ha chiesto alla prima sezione della corte di appello di Palermo di confermare le 16 condanne inflitte nel processo “Alta tensione”. Il procedimento vede coinvolti alcuni verificatori infedeli del gestore elettrico, i quali avrebbero chiesto denaro per chiudere un occhio e non denunciare gli allacci abusivi alla rete, o avrebbero addirittura creato loro stessi i collegamenti illegali per conto di privati utilizzando il metodo del magnete o del cosiddetto “sorcio”.
Le condotte sono state qualificate come induzione indebita in alcuni casi, corruzione in altri e furto aggravato; ad alcuni imputati vengono contestati anche i reati di omissione d’atti d’ufficio e peculato. Al centro dell’indagine – condotta dai carabinieri della Compagnia di Agrigento e coordinata dalla locale Procura della Repubblica c’erano le manomissioni dei contatori che avrebbero consentito a commercianti e imprenditori di consumare corrente senza pagarla integralmente, grazie alla complicità dei tecnici.
La pena più pesante in primo grado, pari a otto anni di reclusione, era stata inflitta all’ispettore Giovanni Trupiano, nel frattempo deceduto. La sentenza è stata comunque impugnata dalla moglie nella qualità di erede. Sei anni e quattro mesi erano stati invece inflitti all’altro ispettore, Domenico La Porta, 71 anni, di Naro. Secondo l’accusa, entrambi avrebbero ricevuto denaro per coprire i furti energetici e impedire che le irregolarità venissero denunciate. Il processo è stato aggiornato al 28 gennaio per gli interventi delle difese.
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