Dietro una facciata a punte di diamante si nasconde un piccolo giardino. Sotto la piazza affacciata sul mare si conservano le monetine lanciate esprimendo un desiderio. Tra le mura di un palazzo ancora abitato, crescono aranci amari. Sciacca custodisce i suoi spazi più intimi, lasciando che a raccontarli siano una pianta, un oggetto di famiglia, una finestra inattesa. Le Vie dei Tesori ritorna per la sua settima edizione nell’anno in cui il festival compie i suoi primi vent’anni. Da sabato 10 a domenica 25 ottobre, per tre weekend: un cartellone fitto di sedici luoghi, sei esperienze e quattro passeggiate, tra dimore e conventi, collezioni d’arte e memorie marinare.
“Rinnoviamo il nostro sostegno alla nuova edizione de Le Vie dei Tesori, dopo i positivi riscontri degli anni passati – dice il sindaco di Sciacca Fabio Termine – Un impegno, per legare Sciacca alla rete delle principali città d’arte della Sicilia che celebrano la propria identità, l’unicità del proprio immenso patrimonio, aprendo lo scrigno della propria ricchezza materiale e immateriale, a chi ha la curiosità di scoprirla con lo spettacolo del suo racconto”. Il vicesindaco e assessore alla Cultura Maria Grazia Cascio sottolinea come “Sciacca è già un festival quotidiano di arte, di storia: una città che si racconta a chi ne attraversa i vicoli, i corsi, le piazze, i belvedere illuminati di bellezza. Con Le Vie dei Tesori aumentiamo la luce dei riflettori, spalanchiamo portoni e cancelli di palazzi e giardini privati, per far scoprire o riscoprire i nostri beni monumentali e culturali ai cittadini e ai turisti con un format che ne esalta il valore”.
Al fianco di Sciacca, il festival prende il via anche Palermo e Catania, poi a Caltanissetta, Castelvetrano, Corleone, Marsala, Santa Flavia e Termini Imerese; dal 17 al 25 ottobre si unisce Mantova; dal 24 ottobre al 15 novembre anche Ragusa. Sempre con il supporto di Unicredit, Gruppo Mangia’s e Poste Italiane. Sono stati coinvolti i ragazzi del liceo Scientifico Enrico Fermi e dell’istituto agrario e alberghiero Amato Vetrano di Sciacca; e dell’istituto superiore Crispi di Ribera.
IL PROGRAMMA
La novità del programma – costruito sul territorio da Michele Ruvolo – da cui partire è il giardino di Palazzo Steripinto, che ogni sabato mattina apre insieme agli ambienti privati al piano terra. Tutti conoscono il prospetto severo, il bugnato a punta di diamante che rende riconoscibile questa residenza cinquecentesca: ma praticamente tutti ignorano ciò che custodisce alle sue spalle. Eretto da Antonio Noceto, nipote del botanico Gerardo, e passato come dote ai marchesi Lucchesi Palli, il palazzo rivela, oltre la pietra lavorata e ornata dell’architettura plateresca, la dimensione raccolta di un giardino nascosto. È l’inizio di un itinerario negli spazi verdi protetti dalla città: a Palazzo Licata Borsellino, tuttora abitato dai proprietari, il giardino di aranci amari e la stanza dello scirocco raccontano la vita di una dimora che conserva tracce dell’antico palazzo dei Perollo.
La domenica, due spettacoli di teatrodanza: “Il filo nudo”, ideato e diretto da Aurelia Lalicata per L.A. Danza Sciacca, attraverso epoche e ruoli femminili, dalla tunica romana alla libertà degli anni Settanta. Al Giardino Scandaglia sono invece le monete a parlare: dalla vicina piazza Scandaliato si usava lanciarle tra gli alberi esprimendo un desiderio, e la famiglia le ha raccolte e conservate. Qui la visita diventa anche teatro: la domenica pomeriggio Nicola Puleo racconterà la storia dell’“acqua di l’occhi”, la sorgente legata all’antica consuetudine dei marinai che la usavano per liberare gli occhi dalla salsedine. Il sabato alle 17, Agata Romeo guiderà sessioni di yoga tra agrumi e acqua.
Le case conservano storie anche quando i loro abitanti non ci sono più. Alla Casa Museo Scaglione, il collezionista Francesco sembra aver lasciato ogni cosa al suo posto: soffitti dipinti, pavimenti in maiolica, mobili, ritratti, ceramiche, santini e cartoline. Ispettore onorario di Belle arti, visse tra Sciacca, Palermo e Roma; furono le figlie a donare al Comune la casa e le raccolte. Anche qui il salone guarda un piccolo giardino. Poi ci sono gli ambienti da cui il mondo si osservava attraverso una grata. Nella chiesa dell’Itria e nel matroneo della Badia Grande si ritrova la vita appartata delle monache, rimaste nel convento fino a pochi anni fa, dietro le grate a becco d’oca sospese sulla chiesa.
Alla chiesa del Purgatorio era invece annesso il Ritiro delle Repentine, destinato alle ex prostitute: una finestrella di collegamento, il “comunichino”, consentiva loro di ricevere la comunione senza uscire dall’istituto. Il chiostro del convento del Carmine, oggi all’interno della Casa circondariale, conserva il ricordo dei dibattiti tra studenti e nobili e la leggenda del pozzo di sant’Alberto: si visita solo l’ultimo sabato alle 10. Dal secondo fine settimana entrano nel programma anche il collegio dei Gesuiti e la sua chiesa: è la sede del Comune, si visiteranno l’aula consiliare e il gabinetto del sindaco, negli spazi costruiti grazie alla donazione di Giovanni Battista Perollo; la biblioteca custodisce 18 incunaboli, il Libro Rosso e il Libro Verde. Nella chiesa lo sguardo sale alle sei tribune con le grate dorate, tra stucchi rococò, reliquiari e dipinti, tra cui un San Giovanni Battista attribuito al Domenichino.
Un luogo bellissimo è San Michele che racconta una donazione, quella del ricco calzolaio Natale Amodeo, che lasciò i propri averi alla confraternita. All’interno, la cantoria barocca, l’organo di Francesco La Grassa e opere provenienti da chiese scomparse; poco lontano, la torre campanaria, visitabile separatamente, ha la compattezza di un presidio difensivo e offre una vista sull’intera città. A San Nicolò la Latina, la chiesa più antica di Sciacca, l’austerità dell’architettura normanna incontra il lavoro dell’artista Lucia Stefanetti, che vi ha il suo laboratorio. Il festival ritorna anche alla chiesa normanna di Sant’Antonio Abate, arrampicata sui bastioni della città, ma soltanto per una visita teatralizzata di Franco Bruno che ne racconterà la storia (ultimi due weekend).
Dagli edifici agli oggetti: alla Galleria Fazello, da poco riallestita, albarelli, mattonelle e sculture ricostruiscono la storia delle botteghe di Sciacca e Burgio, tra ceramiche quattrocentesche della chiesa di Santa Margherita e l’autoritratto di Giuseppe Bonachia, detto il Maxarato. Al Mudia, accanto alle tele di Mariano Rossi, gli ex voto raccontano la devozione alla Madonna del Soccorso e le differenze sociali: tavolette di legno dipinto per chi aveva poco, gioielli d’oro, argento e corallo per le famiglie più abbienti.
Il mare entra nel percorso attraverso ciò che ha restituito e insegnato a lavorare. Al Museo del Mare, allestito l’anno scorso tra anfore puniche e cannoni, si incontra il Melqart, il piccolo e preziosissimo bronzo recuperato nel 1955 da pescatori nelle acque di Selinunte e concesso in prestito dal Museo Salinas. Il Museo Nocito, nato l’anno scorso dalla passione della famiglia Nocito-Di Giovanna, racconta (ogni sabato) il corallo attraverso mappe, bussole, libri di bordo e un laboratorio di lavorazione. Al corallo sono dedicati anche gli incontri del Consorzio del corallo di Sciacca, il 17 ottobre alla Gioielleria Caruana e il 24 da Sabrina Orafa. Al Museo del Carnevale, invece, si svelerà il lavoro nascosto dietro la festa, dalla costruzione delle maschere in cartapesta ai costumi, dagli inni alle coreografie.
Acqua e memoria accompagnano anche le passeggiate. La Excelencia conduce alle sorgenti sulfuree, fino alle acque Molinelli e alle antiche terme selinuntine; e domenica prossima (poi il 25 ottobre) seguirà il percorso costiero dall’Arenella verso Capo San Marco. Con Sipario 4 e Salvatore Monte, soltanto sabato prossimo si seguirà lo storico circuito processionale della Madonna del Soccorso; il 24 si ripercorrerà, invece, l’intricata vicenda del Dixmude, il dirigibile francese precipitato al largo di Sciacca nel 1923, che è ormai quasi entrato nella leggenda dei luoghi. Al Circolo Garibaldi soltanto questo weekend, Go Sciacca Go racconterà “I Mille, lo sbarco mancato e le cronache dell’epoca”, attraverso documenti, cimeli e una fotografia autografata dell’Eroe dei Due Mondi, con degustazione di Marsala e biscotti. Anche un approdo mai avvenuto può lasciare una storia da raccontare.
Rimani aggiornato con le nostre notizie grazie a WhatsApp oppure Leggi qui altre notizie







