Dopo l’annuncio dei mesi scorsi, è finalmente online il nuovo canale per richiedere il contributo per il sostegno abitativo destinato ai genitori separati o divorziati. L’iniziativa, come si ricorderà, è promossa dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il contributo è rivolto ai genitori non assegnatari dell’abitazione familiare di proprietà e con figli a carico fino al compimento dei 21 anni e che in genere sono costretti da provvedimenti giudiziali a lasciare la propria casa per prenderne un’altra in affitto. Secondo quanto comunicato, le risorse disponibili ammontano a 20 milioni di euro l’anno.
Tra i requisiti indispensabili per accedere al contributo, l’essere in possesso del provvedimento di separazione/divorzio, aver già stipulato un contratto di locazione di altro immobile, non essere proprietario di altri immobili nel medesimo territorio comunale della casa coniugale, essere in regola con gli obblighi di cura e mantenimento dei figli, avere un reddito inferiore ai 35.000 euro annui e non essere beneficiario di altri sussidi.
Le domande, come detto, vanno presentate esclusivamente online sulla piattaforma https://sostegnoabitativogenitoriseparati.mit.gov.it/
Il contributo erogato sarà pari al 50% dei costi sostenuti per le spese di affitto della nuova abitazione.
“Si tratta di una misura che di certo non risolve il dramma economico dei genitori che affrontano una separazione – è il commento del Direttore del Comitato per la Difesa della Bigenitorialità Pietro Fattori (NELLA FOTO) – ma che rappresenta una boccata di ossigeno per chi, a causa di leggi che definire anacronistiche è un eufemismo, viene letteralmente sfrattato da una casa spesso di proprietà esclusiva e gravata da mutuo. Dal Governo, in realtà, ci saremmo aspettati azioni ben più concrete, come l’approvazione del DDL 832 in materia di affido condiviso che è stato, come prevedibile, affossato in commissione Giustizia al Senato da chi si oppone con arroganza ad una vera Bigenitorialità in Italia. La nuova misura, in ogni caso, darà la possibilità a migliaia di genitori (nel 90% dei casi padri) di ritrovare un barlume di dignità e di guardare al futuro con maggiore ottimismo nonostante tutto”.
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