Gli imprenditori favaresi Antonino Milioti, di 46 anni, e Dino Caramazza, di 45 anni, coinvolti nell’inchiesta sull’appalto da 3,2 milioni di euro per il rifacimento della strada della Mosella, ritenuto “truccato” da Procura e Squadra Mobile, hanno ottenuto l’obbligo di dimora. Lo ha disposto il gip del tribunale di Agrigento Giuseppe Miceli su richiesta del pubblico ministero.
In realtà a beneficiare della misura più blanda sarà soltanto Milioti poiché Caramazza è attualmente sottoposto alla misura dei domiciliari nell’ambito di un’altra inchiesta, quella relativa ad un giro di tangenti al Comune di Sommatino. La scorsa settimana il tribunale del Riesame, accogliendo la richiesta della difesa, ha annullato la misura interdittiva nei confronti dell’ingegnere Salvatore Castaldo, direttore dei lavori dell’appalto.
Da ricordare anche il sequestro preventivo dell’ammontare di 250.000 euro eseguito dalla Squadra Mobile in esecuzione a un decreto emesso dal gip del Tribunale di Agrigento. Il provvedimento, adottato su richiesta della Procura di Agrigento, ha disposto i sigilli ad una intera struttura societaria, “Andiva Srl”, comprendente i rapporti obbligatori, contrattuali e lavorativi, beni aziendali e strumentali mobili e immobili, quote societarie riconducibili agli indagati e le disponibilità finanziarie presenti sui conti correnti intestati alla società.
Il decreto ha previsto, altresì, la nomina di un amministratore giudiziario per la gestione e la custodia dei beni sottoposti a vincolo. Sottoposti a sequestro i beni mobili nella disponibilità della società, tra cui personal computer, arredi d’ufficio e documentazione amministrativa, nonché diversi automezzi.
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