La Procura della Repubblica di Agrigento, a firma del procuratore Giovanni Di Leo, ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti delle 22 persone coinvolte a vario titolo in una maxi inchiesta che ipotizza un giro di corruzione legato all’ottenimento della cittadinanza italiana di brasiliani residenti in provincia. La prima udienza preliminare è fissata per il prossimo 11 novembre davanti il gup del tribunale di Agrigento Michele Dubini.
Gli indagati sono: il sindaco di Camastra Dario Gaglio, 38 anni; gli ispettori della polizia locale di Naro Giovanni Cilia, 68 anni, e Salvatore Scalisi, 55 anni, e l’agente Enzo Universo, 68 anni; l’ispettore della polizia locale di Porto Empedocle Maria Concetta Tallarita, 56 anni; il funzionario dell’ufficio anagrafe del Comune di Comitini Rosaria Valenti, 58 anni; il dipendente del Comune di Siculiana Giuseppe Zambito, 62 anni di Raffadali; Roberto Di Liberto, 52 anni, marito della vice sindaca di Comitini, Teresa Delisi, 49 anni, a sua volta indagata; Gaspare Gallo, 53 anni, di Naro; i titolari e collaboratori di agenzie di disbrigo pratiche di Raffadali Giuseppe Giglione, 55 anni, Annabel De Oliveira, 43 anni, Maria Rita Grassagliata, 54 anni, e Giuseppe Moscato, 47 anni.
E poi ancora l’avvocato agrigentino Nicola Mucci, 48 anni; l’ex funzionaria dell’ufficio anagrafe di Camastra in pensione Epifania Cimino, 69 anni; Giuseppe Bartolotta, 77 anni, di Camastra, marito di Epifania Cimino; Fiorangela Butticè, 55 anni, di Raffadali; Devercino Costa Dos Santos, 48 anni, e Angela Duarte Borges intesa Angela, 57 anni, cittadini brasiliani; Gioacchino Di Marco Zingarello inteso Rino, 65 anni, responsabile ufficio rilascio carte di identità del Comune di Porto Empedocle, e Salvatore Tirone inteso Salvino, 64 anni, di Grotte, titolare di un’agenzia di promozione dello sviluppo imprenditoriale.
Le accuse contestate sono falso, rivelazione di segreto d’ufficio, corruzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Sono complessivamente 314 le pratiche, di uomini e donne di origine brasiliana, quasi tutte trattate dalle due agenzie di disbrigo pratiche, entrambe con sede a Raffadali, finite nel mirino dei poliziotti della Squadra Mobile della Questura di Agrigento e della locale Procura della Repubblica. Per ottenere la cittadinanza il “meccanismo” organizzato prevedeva documenti falsi, alloggi fittizi e complicità istituzionali.
Decine di “clienti” brasiliani attraverso la produzione di falsa documentazione, e dietro il pagamento di “mazzette” fra 3.500 e 5.000 euro, hanno ottenuto la cittadinanza Italiana e il permesso di soggiorno. Inoltre gli agenti hanno scoperto che diversi richiedenti sono risultati aver indicato lo stesso avo, sebbene non legati tra loro da vincoli di parentela.
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