Con la prospettiva di rimanere a secco e con i prezzi della concorrenza ormai considerati “fuori mercato”, l’automobile si conferma una spesa insostenibile. “Andare a lavorare sta diventando un lusso”, commentano esasperati i clienti in fila ad un distributore di carburanti.
Una tensione sociale ed economica che, dai blocchi dei trattori sulle statali, si è ormai trasferita direttamente davanti alle pompe di benzina. È una vera e propria caccia al centesimo quella che si sta consumando in queste ore lungo le arterie della provincia di Agrigento dove i distributori di carburante del marchio Eni sono stati presi d’assalto con lunghe code e tempi di attesa estenuanti.
A spingere i cittadini a mettersi in fila è la vistosa forbice di prezzi che si è creata sul mercato dei carburanti.
Presso la rete Eni: il prezzo del diesel è di 2,19 euro al litro, mentre la benzina super è fissa a 1,99 euro. Nelle altre stazioni di servizio: i costi schizzano verso l’alto con il diesel che tocca i 2,45 euro nel servito e i 2,36 euro nel self-service. Non va meglio per la super, quotata a 2,26 euro nel servito e a 2,16 euro per chi sceglie il fai-da-te. Una disparità di oltre 25 centesimi al litro che, su un pieno medio, si traduce in un risparmio immediato di oltre 10-15 euro.
Il panico da rifornimento è alimentato anche dal timore del blocco totale dei trasporti annunciato dal Comitato degli autotrasportatori siciliani, che minaccia di paralizzare l’afflusso delle merci e la logistica nei porti dal 16 al 20 ottobre.
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