Benedetto “Nitto” Santapaola, boss di Cosa Nostra e capo storico del clan Santapaola-Ercolano, è morto ieri lunedì 2 marzo all’età di 87 anni nel reparto di medicina penitenziaria dell’ospedale San Paolo di Milano, dove i detenuti del carcere di Opera ricevono assistenza sanitaria. Il 25 febbraio scorso i sanitari lo avevano ricoverato nel nosocomio milanese a causa del peggioramento delle sue condizioni di salute. La Procura di Milano dispone l’autopsia, pur in presenza di un quadro clinico compatibile con cause naturali.
Nato a Catania il 4 giugno 1938 e cresciuto nel quartiere di San Cristoforo, Santapaola consolida la propria ascesa criminale negli anni Sessanta, per poi assumere la guida del clan etneo dopo l’uccisione del boss Giuseppe Calderone nel 1978, stringendo un’alleanza strategica con i corleonesi di Totò Riina. Da molti anni soffriva di una grave forma di diabete, patologia che nel tempo aveva progressivamente compromesso le sue condizioni fisiche.
I tribunali lo condannano a più ergastoli: tra le sentenze più pesanti figurano quella per l’omicidio del giornalista Giuseppe Fava nel 1984 e quelle per le stragi del 1992 a Capaci e in via D’Amelio, oltre che per la morte dell’ispettore di polizia Giovanni Lizzio a Catania. Il suo nome entra nelle cronache nazionali con la strage di Capaci del 23 maggio 1992, in cui perdono la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. Secondo i collaboratori di giustizia, Santapaola prende parte alle riunioni della “Cupola regionale” in cui si delibera la strategia stragista.
Le autorità lo arrestano all’alba del 18 maggio 1993 in un casolare a Mazzarrone, nel catanese, dopo undici anni di latitanza, in compagnia della moglie Carmela Minniti. Durante la detenzione al 41 bis nel carcere di Opera, le autorità lo accusano di aver continuato a gestire il clan dall’interno, motivo per cui i giudici rigettano più volte le richieste di arresti domiciliari o di trasferimento in una struttura medica, nonostante le condizioni di salute deteriorate.
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