All’alba di oggi, i carabinieri del nucleo Investigativo di Agrigento, collaborati dai colleghi della Compagnia di Agrigento, dal nucleo Cinofili di Palermo e dallo Squadrone Eliportato Cacciatori di Sicilia, a Porto Empedocle, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di nisura cautelare personale in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Palermo su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di Giuseppe Grassonelli, 43 anni, pregiudicato, gravemente indiziato del delitto di tentata estorsione con l’aggravante di aver agito utilizzando il metodo mafioso.
È figlio di Gigi Grassonelli, ucciso nella prima strage di Porto Empedocle del 1986, e cugino di Giuseppe “Malerba” Grassonelli, il capo della Stidda condannato all’ergastolo per una lunga serie di omicidi.
Il provvedimento trae origine dalle attività d’indagini svolte dai militari dell’Arma dal mese di gennaio 2025 a tutt’oggi, con l’ausilio di strumenti tecnici. È stato riscontrato che l’uomo, in concorso con 57enne di Favara, avrebbe posto in essere reiterati atti di intimidazione compiuti tramite chiamate audio e messaggi contenenti minacce esplicite, nei confronti di un soggetto attualmente residente in Germania, al fine di ottenere la somma residua di 6.000 euro costituente una parte del corrispettivo versato per commettere un omicidio rimasto poi ineseguito.
Il proposito omicidiario non veniva comunque abbandonato e, nel corso delle indagini, i carabinieri del nucleo Investigativo, lo scorso 24 maggio, traevano in arresto un pregiudicato 38enne di Porto Empedocle trovato in possesso nel corso di una perquisizione domiciliare di una pistola semiautomatica Beretta 96 Combat calibro 40 S&W con matricola abrasa, un caricatore contenente 11 cartucce dello stesso calibro e una maschera in plastica raffigurante il volto di Salvador Dalì, impedendo in tal modo la consumazione del delitto.
Nel corso delle perquisizioni eseguite nei confronti dell’arrestato, i militari hanno rinvenuto e sottoposto a sequestro due revolver, rispettivamente calibro 22 e calibro 38 Special, quest’ultimo con matricola abrasa, nonché munizionamento vario. Al termine delle formalità di rito, l’empedoclino è stato tradotto presso la Casa circondariale di Agrigento. L’omicidio dell’empedoclino Giuseppe Adorno, il cui cadavere venne trovato carbonizzato nelle campagne di Montaperto nell’estate 2009, doveva essere vendicato. Per l’omicidio è stato condannato a 13 anni di carcere Giuseppe De Rubeis, idraulico, ex compagno di scuola della vittima. Da poco è tornato in libertà. Qualcuno però non aveva dimenticato e voleva vendetta.
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