“L’imputato va condannato a 21 anni”. È la richiesta avanzata oggi, lunedì 9 giugno al Tribunale ad Alessandria, dal pubblico ministero Andrea Trucano nei confronti di Giovanni Salamone, 61 anni, di Agrigento, che ha confessato l’omicidio della moglie Patrizia Russo, 53, docente anche lei originaria della Città dei Templi. Il processo è in corso di svolgimento davanti alla Corte d’Assise di Alessandria.
“Quando ho ucciso mia moglie Patrizia Russo ero posseduto da Satana”, ha detto l’agrigentino. Il femminicidio era avvenuto nella loro casa di Solero la mattina del 16 ottobre dell’anno scorso. L’uomo aveva colpito la moglie con numerose coltellate mentre si trovava ancora a letto. Salamone è rinchiuso a Genova nel carcere di “Marassi”.
Nella Casa circondariale “Cantiello e Gaeta” di Alessandria, nella prima serata del 18 ottobre, poche ore dopo la convalida del fermo, aveva tentato di togliersi la vita. Dietro al terribile gesto ci sarebbe stato un forte stato depressivo, la preoccupazione per le cartelle esattoriali e per un processo a suo carico con l’accusa di ricettazione, da cui è stato poi assolto.
Salamone, ascoltato nel corso del processo, ha detto di “essere stato armato dal dio del male per uccidere la moglie Patrizia”. Dalla difesa è stata ribadita la richiesta di perizia psichiatrica, però respinta, poiché non ci sarebbero elementi tali da giustificare un esame. I figli di Salamone si sono costituiti parte civile con gli avvocati Maria Luisa Butticè e Annamaria Tortorici che si sono associati alla richiesta di condanna. Il difensore dell’imputato, illustrerà la sua arringa il 14 luglio.
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