La Consulta Aica auspica il commissariamento dell’assemblea dei sindaci, dopo il terremoto giudiziario sul presunto giro di appalti “truccati” e tangenti e il pignoramento di Siciliacque, per oltre 2 milioni di euro, all’Aica e ai Comuni soci. “Assistiamo con preoccupazione – scrive la Consulta di Aica -. La magistratura, che sta tutelando i diritti dei cittadini, ha fatto emergere spaccati di malaffare che investono in pieno il potere politico e ci auguriamo che vada fino in fondo a questa vicenda accertando ogni responsabilità penale”.
“Non si pensi però di attribuire all’azione della magistratura una sorta di funzione di riordino del servizio idrico in senso politico-istituzionale – si legge nella nota -. Quest’ultimo è ciò che manca, ed è responsabilità dei sindaci dell’ambito provinciale di Agrigento, i quali non cessano di mettere in scena uno stantio gioco delle parti, agitando demagogicamente la soluzione del commissariamento di Aica come la cura risolutiva dell’attuale gravissima crisi”.
“La concreta possibilità che un commissariamento dei soli vertici gestionali di Aica non sia affatto risolutivo in assenza di un riordino complessivo e definitivo dell’intero servizio idrico, a partire dalla correzione di quelle inadempienze dell’ente di governo dell’ambito, cioè dell’assemblea dei sindaci, che determina in ogni suo aspetto l’andamento del servizio e lo stato di salute del gestore”, conclude.
E domani mattina, nel frattempo, i lavori (portati avanti a rilento dal Consorzio stabile Della) del rifacimento della nuova rete idrica di Agrigento, dopo via Demetra, saranno avviati in via Vincenzo Gaglio nel rione del campo sportivo. In merito a questo appalto da ricordare le parole del procuratore capo Giovanni Di Leo, intervenuto per fare chiarezza nel bel mezzo dell’inchiesta. “Ad oggi a eseguire lavori formalmente consegnati all’impresa vincitrice nel 2023 sono pochi operai e un escavatore di una impresa che rappresenta il 12% dell’Ati aggiudicataria”.
Una lentezza – l’accusa dei magistrati – che sarebbe stata anche in parte voluta per consentire alle aziende di accedere alle anticipazioni economiche previste per mantenersi in piedi: circa 10 milioni di euro. Un “sistema” nel quale il principale indagato della vicenda, l’architetto Sebastiano Alesci, avrebbe collaborato con l’ex assessore regionale Roberto Di Mauro.
Rimani aggiornato con le nostre notizie grazie a WhatsApp oppure Leggi qui altre notizie



