Gaetano Di Giovanni, l’ex capo di gabinetto del sindaco di Agrigento ed ex comandante della Polizia municipale, arrestato lo scorso 9 aprile per corruzione dalla Procura di Catania, sotto processo in abbreviato, innanzi al giudice per le udienze preliminari ha chiesto e ottenuto di rilasciare dichiarazioni spontanee.
Il dirigente dai tanti incarichi al Comune di Agrigento, arrestato il 3 aprile scorso dai carabinieri di Partinico nel contesto di un’inchiesta su un presunto giro di tangenti che ha coinvolto altre 11 persone raggiunte da misura cautelare, ha respinte le accuse.
“Non ho mai preso soldi, in quei fascicoli non c’erano banconote ma solo documenti”, ha detto Di Giovanni, attualmente detenuto agli arresti domiciliari. Il processo, con il rito abbreviato, è in corso di svolgimento davanti al gup del tribunale di Palermo, Paolo Magro.
L’ex comandante dei vigili urbani, all’epoca dei fatti nell’estate del 2021, avrebbe favorito l’affidamento di servizi di assistenza domiciliare per anziani non autosufficienti alle società controllate da Giuseppe Gaglio, il 61enne, di Partinico, legale rappresentante e presidente del Consiglio d’amministrazione della cooperativa “Nido d’Argento” e noto per essere l’ideatore di Borgo Parrini, ricevendo in cambio una “mazzetta” di 7mila 500 euro che sarebbe stata intascata in tre tranche.
Gaglio ha chiesto di patteggiare la condanna a 4 anni e 4 mesi di reclusione. “Gli incontri e i pranzi con Gaglio – ha aggiunto Di Giovanni –, servivano a mia moglie, che fa il dirigente scolastico e voleva organizzare una gita di istituto a Borgo Parrini”. Il processo è stato rinviato al 18 dicembre per la requisitoria del pubblico ministero.
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