
Ammazzati a colpi di lupara come due boss ma la mafia non c’entra nulla. Gli assassini li avevano in casa. Dopo oltre trent’anni, è arrivata la svolta nelle indagini sugli omicidi di Gaetano e Salvatore La Placa, padre e figlio, uccisi a 78 e 55 anni, il 14 ottobre del 1992 nelle campagne di San Biagio Platani.
La Procura di Agrigento e i carabinieri della Compagnia di Cammarata sono convinti di aver risolto il “cold case” del duplice delitto.
Sul banco degli imputati Luigi Costanza 77 anni, residente a Comitini; Carmela La Placa, 56 anni, residente a Santo Stefano di Quisquina e Rosalba La Placa, 67 anni, residente a San Biagio Platani. Un problema legato alla composizione dei giudici popolari ha fatto slittare la prima udienza.
Il processo, davanti la Corte di Assise del tribunale di Agrigento presieduta dal giudice Alfonso Malato, è stato rinviato al prossimo 10 gennaio. Le due donne, figlie di Gaetano La Placa, sarebbero state le mandanti del duplice omicidio di padre e nonno; Luigi Costanza invece l’esecutore materiale. I tre imputati sono accusati di omicidio aggravato dalla premeditazione e, soltanto alle donne, anche di aver agito contro un ascendente.
Due familiari delle vittime, rispettivamente zia e una sorella delle imputate, si sono costituite parte civile. La sentenza di morte sarebbe arrivata dai familiari più stretti dei La Placa dietro il pagamento ad un solo sicario di cinquanta milioni delle vecchie lire, grazie alla riscossione dei buoni fruttiferi di una delle vittime, e la consegna di un fuoristrada e dei cani.
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