Sempre grave la crisi idrica in provincia di Agrigento e in alcuni comuni in particolare. Il sindaco di Canicattì Vincenzo Corbo, ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni, e indirizzata anche ad altre istituzioni, tra cui al presidente della Regione Renato Schifani, all’assessore regionale all’Energia, ai dirigenti nazionale e regionale della Protezione civile, oltre ovviamente all’Ati, Aica e Siciliacque, per evidenziare come, nella sua città, vi siano turni idrici anche di 20 e 30 giorni.
Il primo cittadino sottolinea come il quantitativo di acqua potabile destinato alla città che amministra si aggira sui 40,5 litri secondo da parte di Siciliacque che doveva essere integrata da una ulteriore fornitura, mai integrata da Aica. “Ormai da sei giorni la città non riceve un solo litro di acqua al secondo a causa di un guasto lungo la condotta – aggiunge il primo cittadino -. A farne le spese sono l’ospedale, il poliambulatorio, le scuole e gli esercizi commerciali, che per svolgere la loro normale attività hanno bisogno di una fornitura costante e sicura di acqua”.
“La città in questo momento non può nemmeno usufruire dell’acqua dei pozzi che deve essere necessariamente integrata con quella fornita da Siciliacque e Aica – continua Corbo -. Questa situazione può portare anche per esasperazione a seri problemi di ordine pubblico e di carattere igienico sanitario, per tale motivo chiedo di attivarsi, ognuno per le proprie competenze, affinché al comune vengano destinati almeno 70 litri di acqua al secondo per ridurre i turni di distribuzione. Canicattì nella ripartizione delle risorse idriche non può essere danneggiata rispetto ad altri centri come Agrigento, Licata e Sciacca e ad altri comuni meno popolosi”.
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