Davanti al teatro Vittorio Emanuele di Messina, i cittadini si trovano di fronte ai rottami della Fiat Croma che ha segnato l’eccidio di Capaci, un simbolo potente della lotta contro la mafia. La macchina, esposta in una teca di plexiglass, rappresenta un pezzo di storia con un alto valore simbolico, con il contachilometri fermo a quota 100.000.
Questa reliquia, soprannominata “Quarto Savona 15” nel gergo poliziesco, è l’automobile che ha preceduto il giudice Giovanni Falcone nel tragico destino del 23 maggio 1992. La teca contiene gli accartocciati resti della vettura, testimonianza silenziosa di un evento che ha scosso l’Italia. L’auto trasmette un monologo senza parole, narrando la storia di Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, gli agenti di scorta che hanno perso la vita in quell’attentato.
La Direzione Investigativa Antimafia ha scelto di celebrare i trent’anni dell’evento esponendo i rottami della Croma come immagine forte e significativa. La teca, illuminata di sera come una vetrina, offre un impatto emotivo e una riflessione sulla persistenza della mafia. La mostra all’interno del teatro approfondisce ulteriormente il contesto e offre spazio alla discussione sulla mutevole natura della mafia nel corso degli anni. La presenza della Croma continua a parlare in silenzio, sottolineando l’importanza di ricordare e contrastare la criminalità organizzata.
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