Ammonta ad oltre 2 milioni e 200 mila euro, la confisca dei beni intestati o riconducibili a Daniele Rampello, 54anni, raffadalese (e ai suoi familiari), a capo di un sodalizio criminale, caduto nella “rete” della Digos di Agrigento, nell’oramai nota operazione “La carica delle 104”, che aveva permesso l’arresto di 13 persone, e la denuncia di altre 88, con l’accusa di associazione a delinquere, falso ideologico, truffa e corruzione. Lo ha deciso la Cassazione che, ha rigettato la richiesta della difesa, e confermato il verdetto della sezione Misure di prevenzione della Corte di Appello di Palermo.
Passano allo Stato immobili, rapporti finanziari, impianti di produzione di energia rinnovabile, alcune autovetture, una villa a Raffadali, dotata di una piscina coperta, con muri di sostegno ricoperti di pietra e mosaici, una villa a “Giallonardo”, tra Realmonte e Siculiana, con vista sul mare, e un appartamento a “Sa’ Marinedda” ad Olbia, in Sardegna. Sigilli anche a sei conti correnti, quattro polizze assicurative e due fondi di investimento.
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