La premessa dietro il film “Pixels” è così avvincente, che nonostante il film abbia dei buchi narrativi evidenti, non riusciamo a smettere di vederlo. Sfortunatamente, una buona premessa può portare un film finora solo se è stato accompagnato da un’esecuzione abissale. “Pixels” è sicuramente un film divertente, ma non può certo reggere il paragone con altri esempi di cinema basato sul mondo del gioco, come ad esempio Street Fighter, Tomb Raider o il più recente Mortal Kombat. Per non parlare di un cult assoluto come Ready Player One di Spielberg, tratto dal romanzo cult omonimo di Ernest Cline. Tuttavia Pixels ha dei meriti oggettivi, come il rilancio del discorso arcade games e ovviamente l’aver anticipato tutto questo filone di cine-games, che oggi sta tornando in auge, tanto che si sta parlando molto, ancora in termini di rumors circa una nuova trasposizione filmica di Super Mario Bros. Il binomio cinema-gioco è stato utilizzato spesso in questi anni per quanto riguarda il tema del gioco d’azzardo, visto che il gambling è tornato in auge durante questi anni. Si pensi ad esempio alla popolarità crescente di portali come casino.netbet.it/ e a tutto ciò che rappresenta attualmente la filiera del gioco online a livello globale.
Per quanto concerne Pixels invece ricordiamo come il plot narrativo prende la mossa da un’idea semplice e vincente: nel lontano 1982 la NASA ha lanciato in orbita una capsula che conteneva numerosi esempi della nostra cultura popolare allora contemporanea come un modo per raggiungere possibili forme di vita aliena che potrebbero essere curiose di sapere su quella cosa che noi sulla Terra chiamato “The Pirate Movie”, inclusa una cassetta che racconta un campionato di videogiochi con giovani maestri arcade che mostrano le loro abilità nei migliori giochi dell’epoca. Sfortunatamente, una forza aliena ostile intercetta il nastro, determina il suo contenuto come un atto di guerra e inizia a inviare versioni grandi e malvagie dei personaggi di quei giochi per attaccare la Terra come risposta alla presunta sfida con il destino del pianeta in bilico. Le astronavi di “Galaga” piovono horror pixelati in Perù, un gioco “Centipede” irrompe su Hyde Park a Londra e il layout a griglia di New York City pone le basi per quello che si rivela il più grande gioco di Pac-Man del mondo.
Il film nel dettaglio
Tempi drastici richiedono misure drastiche e così il presidente (Kevin James) ha l’idea di invitare i giocatori della vecchia scuola a consigliare su come fermare le forze invasori. Fortunatamente, il suo migliore amico d’infanzia, Sam Brenner (Sandler), era un giovane prodigio dei videogiochi fino a quando la sua vita non è stata rovinata dopo aver perso il suddetto campionato quando si è classificato secondo a Donkey Kong. È affiancato da Ludlow (Josh Gad), un altro partecipante a quella competizione che è diventato un paranoico appassionato di cospirazioni (è convinto che JFK abbia sparato per primo, ridacchia ridacchia) con una malsana ossessione per Lady Lisa, l’eroina succinta di “Dojo Girl.” (Questo gioco in realtà non esiste ma, come scopriranno presto coloro che hanno segnato a casa, la verosimiglianza non è esattamente il punto forte del film) L’egocentrico egocentrico Eddie “The Fireblaster” Plant (Peter Dinklage) — che ha battuto Sam in quel fatidico gioco di Donkey Kong—segnala anche su, ma nasconde un segreto scioccante che potrebbe portare alla distruzione del mondo. Infine, in una piccola concessione che fanno giocare anche le donne, ai ragazzi si unisce il tenente colonnello Violet van Patten (Michelle Monaghan), una brillante specialista che crea le strane armi da usare contro gli invasori. (Naturalmente, è solo una ragazza in un film rivolto a ragazzi adolescenti, quindi le sue mosse distintive includono lo zapping di un Puffo e lo Chardonnay mentre singhiozza a lungo sui suoi problemi romantici al ragazzo che è arrivato per installare la sua TV a schermo piatto.)
La premessa del film Pixels
La premessa di “Pixels” (che è stata ispirata da un cortometraggio del 2010) è solida e, in un mondo perfetto, avrebbe potuto essere l’ibrido hi-tech di “The Last Starfighter” e “Ghostbusters” che chiaramente vuole essere. In effetti, ci sono momenti in cui la vista di icone arcade di dimensioni giganti che scatenano il caos ha una certa grandezza per loro, anche se la loro sovraesposizione nelle prossime anteprime delle attrazioni ha inevitabilmente ridotto gran parte del loro impatto immediato. Purtroppo, mentre le tecnologie utilizzate per portare questi personaggi dalle loro origini a 8 bit al mondo della CGI sono il più all’avanguardia possibile, la sceneggiatura è più vicina a “Oregon Trail” al confronto. Invece di prendersi il tempo per elaborare il concetto, i co-sceneggiatori e i collaboratori di Sandler, Tim Herlihy e Timothy Dowling, lo hanno essenzialmente messo da parte per fare spazio alle solite sciocchezze: persone che si comportano come idiote senza una ragione apparente.
Ready Player One di Spielberg
L’adattamento cinematografico di Steven Spielberg di Ready Player One presenta in primo piano la stessa macchina, ma in un contesto che la migliora immensamente. Spielberg non ha Wade che parla al pubblico attraverso di essa, e non spiega i riferimenti. Si limita a schiaffeggiare l’auto nel mezzo di una tremenda scena d’azione iniziale, dove è prominente, distintiva e memorabile. I fan che vogliono il viaggio nostalgico completo, che vogliono strappare ogni easter egg dall’esperienza, alla fine saranno in grado di mettere in pausa il film e fotogramma per fotogramma, cercando il condensatore di flusso sul cruscotto, controllando le piastre, e scansione per materiale bonus extra. Ma nel bel mezzo dell’azione, anche per le persone che non hanno mai visto i film di Ritorno al futuro e non stanno vibrando sulla connessione, l’auto non ha bisogno di spiegazioni. È solo un elegante pezzo di energia visiva, un elemento senza fiato tra dozzine di altri. Non è una citazione o un elenco. È un pezzo integrato e senza sforzo dell’azione.
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