Alcune telecamere collocate lungo il tratto iniziale della via IV Novembre, avrebbero “catturato” un’automobile che, a pochi metri di distanza, segue la Porsche Macan, con alla guida l’imprenditore favarese Salvatore Lupo, ucciso da una scarica di piombo. Le immagini, estrapolate da un impianto di videosorveglianza non sono nitide, ma il modello del veicolo, e altri particolari sembrano indirizzare le indagini sulla pista giusta. Ai filmati stanno lavorando gli esperti della Scientifica dell’Arma. La speranza è che possano portare al volto della persona alla guida. L’individuo che ha premuto per ben tre volte il grilletto di una pistola calibro 38. Tra i sospettati del delitto c’è l’ex suocero della vittima, Giuseppe Barba, con cui da mesi erano continui i contrasti di natura economica, dopo la separazione della coppia.
Domenica sera, poche ore dopo il delitto dell’ex presidente del Consiglio comunale di Favara, la prima perquisizione dei carabinieri è stata fatta proprio a casa del suocero. L’uomo è stato sottoposto a perquisizione, e alla prova dello stub, il tampone adesivo che raccoglie eventuali tracce di esplosivo presenti sulle mani, di chi ha usato da poco tempo un’arma da fuoco. I rapporti fra Lupo e l’ex moglie erano diventati burrascosi, non si mettevano d’accordo sulla spartizione dei beni, tant’è che la donna aveva denunciato l’ex marito per appropriazione indebita di denaro, e atti persecutori.
Adesso saranno decisivi, soprattutto, gli accertamenti del Ris di Messina sull’auto, e l’incrocio dei dati biologici con l’esame del filmato. Secondo quando hanno accertato i carabinieri della Tenenza di Favara, e del nucleo Operativo della Compagnia di Agrigento, Lupo non era assiduo frequentatore dello “Snack American Bar”, ma c’è andato casualmente nel pomeriggio di Ferragosto, perchè era l’unico aperto della zona, per comprare due vaschette di gelato. Poi sarebbe tornato al B&B di lusso, dove ad aspettarlo c’erano gli amici, e il figlio diciannovenne.
Quella economico-familiare non è l’unica pista seguita da magistrati e carabinieri, ma sarebbe la privilegiata. Altre certezze sull’inchiesta sono arrivate dall’autopsia, eseguita martedì pomeriggio dal medico legale Cataldo Ruffino, incaricato dal procuratore capo Luigi Patronaggio, dal suo vice Salvatore Vella, e dai pubblici ministeri Paola Vetro e Maria Grazia Cifalinò. Tre i colpi sparati dal killer, due quelli andati a segno. Quello mortale alla testa.
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