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Lettere minatorie al Procuratore Patronaggio, forse autori diversi ma stesso contestoSTIMA TEMPO DI LETTURA: 2 min

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La lettera di minacce pervenuta al Procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, non presenterebbe alcun timbro postale. Forse il gesto minatorio potrebbe avere una matrice diversa da quella dello scorso settembre, sempre ai danni di Patronaggio. Forse gli autori sono diversi ma il contesto è sempre lo stesso: questione migrazione. La macchina delle indagini si è quindi avviata.

 

Parrebbe, nonostante l’attività investigativa dei carabinieri sia solo all’inizio, che la recente lettera minatoria indirizzata al Procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, possa essere stata realizzata da una mano diversa da quella delle minacce, giunte allo stesso Procuratore, lo scorso settembre.

Intanto, su decisione di un vertice in Prefettura del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, le misure di tutela di Patronaggio verranno rafforzate. Tutto dopo che al quinto piano del Palazzo di Giustizia di via Mazzini, sede della Procura di Agrigento, è giunta una busta con all’interno un proiettile di piccolo calibro e le seguenti minacce: “Questo è un avvertimento, la prossima volta, se continuerai a fare sbarcare gli immigrati, passiamo ai fatti. Contro di te e i tuoi 3 figli”.

A coordinare le indagini del caso sarà la Procura di Caltanissetta. Pare che la missiva intimidatoria recapitata al Procuratore di Agrigento non presenti nessun timbro postale. Situazione non analoga a quella della lettera intimidatoria pervenuta sempre a Patronaggio lo scorso settembre, quando proprio dal timbro si capì che la lettera partì dalla Toscana. In quella busta poi anche il Gladio, simbolo di un’organizzazione paramilitare clandestina riconducibile ad ambienti di estrema destra, con una scritta di colore nero: “Zecca sei nel mirino”. Il termine “zecca” pare essere utilizzato dall’estrema destra per riferirsi ai comunisti.

Punto in comune tra le due missive è il contesto. Lo scorso settembre, le minacce avrebbero fatto riferimento al caso della nave “Diciotti” e all’inchiesta, partita proprio da Agrigento, che aveva portato il nome del ministro dell’Interno Matteo Salvini sul registro degli indagati. Sempre all’immigrazione farebbero esplicito riferimento le nuove minacce.

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