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Omicidio marmista a Cattolica Eraclea, Sciortino ai domiciliariSTIMA TEMPO DI LETTURA: 2 min

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Le esigenze cautelari sono state ritenute affievolite. Domiciliari per Gaetano Sciortino, imputato al processo e presunto killer del marmista cattolicese Giuseppe Miceli. L’efferato omicidio avvenne nel dicembre del 2015.

Da sinistra: l’imputato Gaetano Sciortino e la vittima Giuseppe Miceli

La Corte d’assise di Agrigento presieduta da Wilma Angela Mazzara affievolisce la misura cautelare nei suoi confronti: passa dal carcere ai domiciliari l’operaio 55enne di Cattolica Eraclea Gaetano Sciortino, unico imputato al processo sull’omicidio del marmista 67enne Giuseppe Miceli, anch’egli di Cattolica Eraclea.

Il brutale omicidio avvenne nel dicembre del 2015 in via Crispi, all’interno del laboratorio della vittima. Il marmista, secondo la ricostruzione, venne brutalmente massacrato a colpi di grossi oggetti contundenti.

L’arresto di Sciortino risale invece al novembre del 2017, quando alcune svolte investigative indirizzarono l’attenzione degli inquirenti nei suoi confronti. Tra queste, il ritrovamento di alcune punte di trapano con numero seriale riconducibile alla vittima, una scarpa pare collegabile con le tracce repertate sul luogo del delitto e alcune immagini ritraenti un presunto pedinamento in auto, risalente al giorno dell’omicidio, che Sciortino avrebbe compiuto nei confronti di Miceli. Sarebbe l’operaio, secondo l’impianto accusatorio, il killer responsabile del brutale omicidio del marmista. Il movente, però, non sarebbe stato mai chiarito.

Dopo un anno e mezzo dall’arresto del 55enne, la Corte d’assise di Agrigento riterrebbe adesso attenuate le esigenze cautelari. Ciò a motivo della condotta dell’imputato, del tempo decorso e del fatto che il processo si trova in fase avanzata. I giudici hanno dunque accolto la richiesta della difesa, legali Santo Lucia e Giovanna Morello, e disposto i domiciliari per Gaetano Sciortino. Gli avvocati sostengono l’estraneità dell’imputato all’omicidio di Miceli. Nelle scorse udienze avevano paventato, in maniera nemmeno troppo implicita, dei dubbi riguardo al fratello della vittima.

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