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“Maggiore certezza nei pagamenti”, discusso a Favara l’articolo 36 della finanziaria regionaleSTIMA TEMPO DI LETTURA: 2 min

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Importante incontro per la rete delle professioni tecniche ieri a Favara. Al Castello Chiaramonte si è discusso l’emendamento dell’articolo 36 inserito nell’ultima finanziaria regionale, che vuole garantire ai liberi professionisti che si rapportano con i privati maggiori certezze nei pagamenti.

“La nuova legge sulla certezza dei pagamenti”. È questo il titolo dato al seminario che si è tenuto ieri pomeriggio al Castello Chiaramonte di Favara. L’incontro è stato voluto dall’Ordine degli Ingegneri di Agrigento insieme alla rete delle professioni tecniche.

Tema all’ordine del giorno è stato il nuovo legame imposto dall’articolo 36 inserito nell’ultima finanziaria regionale dai parlamentari del Movimento 5 Stelle, primo firmatario Giampiero Trizzino. L’emendamento vuole garantire maggiore certezza nel pagamento ai liberi professionisti: al momento di rilasciare titoli abilitativi o autorizzativi a un privato, gli enti pubblici devono prima acquisire una certificazione da parte del professionista che ha sottoscritto il progetto che attesti il pagamento delle spettanze dovute. L’assenza di questa certificazione rappresenta un motivo ostativo al completamento della pratica, che rimane inevasa fino a che non viene appunto fornita questa dichiarazione.

A moderare i lavori è stato il presidente dell’Ordine degli Ingegneri Alberto Avenia. Diversi gli esponenti dei vari Ordini professionali e non solo che hanno relazionato sui vari aspetti dell’emendamento in questione, senza rinunciare anche a esprimere dubbi e perplessità sulle potenziali criticità in fase di applicazione della norma.

Durante l’incontro, inoltre, è stata espressa la necessità di regolamentare, similmente a quanto è stato fatto tra libero professionista e privato, anche il rapporto tra liberi professionisti ed enti pubblici.

Ad ogni modo l’articolo 36 dell’ultima finanziaria regionale -è stato evidenziato dai presenti- è un provvedimento di “dignità” che era necessario per tentare di frenare un fenomeno estremamente diffuso e degradante per le professioni di ingegneri, architetti, agronomi, geologi e geometri.

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