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Operazione antiusura a Licata, arrestati padre e figlio. Minardi ai licatesi: “Svegliatevi!”STIMA TEMPO DI LETTURA: 2 min

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Pretendevano un tasso finanche del 300% annuo. Operazione antiusura della Polizia a Licata. Stamattina conferenza stampa alla Questura di Agrigento. I dettagli nel servizio.

Dal 20% fino anche ad arrivare al 300% annui. Sarebbe stato questo il tasso di usura che due licatesi, padre e figlio, avrebbero preteso da chi gli chiedeva in prestito dei soldi. Prestiti che, in qualche occasione, sarebbero andati anche oltre ai 30mila euro. Vittime perlopiù imprenditori, esercenti e liberi professionisti.

Nei guai sono finiti Antonino Greco, 49 anni, sorvegliato speciale di pubblica sicurezza, e il figlio Paolo Greco, 22 anni, sottoposto agli arresti domiciliari. Entrambi sono ritenuti responsabili, a vario titolo e anche in concorso, dell’ipotesi di reato di usura continuata e tentata estorsione ai danni di 4 persone di Licata. Per alcuni episodi è stata contestata l’aggravante dell’utilizzo dei metodi mafiosi.

L’operazione di Polizia è stata condotta dalla Squadra Mobile e dal locale commissariato di Licata. A firmare il decreto di fermo di indiziato di delitto per i Greco sono stati i sostituti procuratori della DDA Claudio Camilleri e Pierangelo Padova.

I dettagli dell’operazione sono stati resi noti stamattina in conferenza stampa alla Questura di Agrigento. Il dirigente della Squadra Mobile, Giovanni Minardi, ha precisato che sono pochi quelli che hanno avuto il coraggio di confessare i presunti soprusi; reticenze dovute al terrore e alla paura di possibili ritorsioni da parte dei Greco. Le poche testimonianze raccolte dalle vittime hanno comunque permesso agli agenti di sviluppare le indagini che hanno portato, ieri, al fermo di padre e figlio.

Una delle presunte vittime è stata assistita dall’associazione Antiracket di Gela “Gaetano Giordano” con il suo presidente Renzo Caponetti, che è anche il coordinatore FAI Antiracket Sicilia.

Il fermo di Antonino e Paolo Greco è stato tempestivo. A una delle presunte vittime sarebbe stato dato come “ultimatum” il 12 maggio come termine ultimo per il pagamento di una “rata”, pena gravi ritorsioni all’uomo e alla sua famiglia. In risposta, gli agenti coordinati dalla Procura della DDA di Palermo hanno bloccato in anticipo i due soggetti, presunti responsabili, all’alba dello stesso giorno. Nel corso della perquisizione, all’interno della vettura in uso ai Greco, sono stati rinvenuti e sequestrati un coltello da cucina con lama di circa 10 cm e un tubo idraulico in ferro zincato, già descritto da una delle presunte vittime.

Il dirigente della Squadra Mobile, Giovanni Minardi, ha lanciato un appello: “Licata svegliati!”, ha detto. Lo Stato è presente ma ha bisogno della collaborazione di cittadini che trovino il coraggio di denunciare episodi del genere.

Paolo Greco, è emerso in conferenza stampa, era stato arrestato lo scorso 8 marzo perché ritenuto responsabile di avere sparato, di notte e con volto coperto, diversi colpi con una scacciacani modificata all’indirizzo di operatori ausiliari della Polizia Giudiziaria. Dalle immediate indagini, gli agenti procedettero al suo arresto e al sequestro dell’arma, del passamontagna, della felpa e dei guanti disseminati nel percorso di fuga del presunto responsabile.

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