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Con la “Spartenza” si sono chiusi i riti del Venerdì Santo a Favara. L’arciprete: “Amiamoci gli uni gli altri”STIMA TEMPO DI LETTURA: 2 min

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Con la “Spartenza” si è chiuso il Venerdì Santo a Favara. Il monito dell’arciprete don Giuseppe D’Oriente alla comunità: “Amiamoci gli uni gli altri. È quello che Gesù ci ha insegnato”. Fatto accenno anche alle vicende della scomparsa di Gessica Lattuca e della rettifica dei confini.

Si è concluso anche quest’anno a Favara con la tradizionale “Spartenza” in piazza Cavour il Venerdì Santo. Un giorno dove la comunità cattolica ricorda la passione e la morte di Gesù sulla Croce.

Ieri sera, dopo l’omelia al Calvario, la deposizione del Cristo morto dalla Croce nella bara di vetro, la processione di fedeli, con lumini in mano, ha accompagnato l’urna e il simulacro della Madonna addolorata sino ad arrivare in Piazza Cavour.

Molto sentite le soste intermedie per il canto tradizionale “Ah si versate lacrime…”. Presente anche la banda musicale Giuseppe Lentini di Favara.

In piazza poi, davanti alla Chiesa del Rosario, l’omelia dell’Arciprete di Favara don Giuseppe D’Oriente.

Citando il passo del vangelo di Giovanni, don Giuseppe D’Oriente ha richiamato i fedeli nell’amore gli uni verso gli altri. “Gesù – ha detto- si è fatto uomo e ha dato la sua vita per noi, trasmettendoci il vero senso della vita: ovvero quello di spenderci per gli altri”.

Il monito dell’arciprete è stato anche quello di essere più onesti e avere più rispetto delle leggi. “La religiosità –ha detto- non è vedere statue che pullulano nella città. Bisogna rifiutare ogni forma di violenza, prevaricazione e mafiosità”.

Parlando del rispetto delle donne poi l’arciprete ha anche fatto cenno alla vicenda della scomparsa di Gessica Lattuca e del fatto che da 8 mesi non si hanno più notizie.

Altro argomento che sta a cuore a molti favaresi è la vicenda dei confini territoriali. “È una vergogna –ha tuonato l’arciprete- che dopo tutti questi anni la vicenda non si sia ancora chiusa. Adesso c’è la possibilità di farlo il 5 maggio” –ha detto. Per don Giuseppe non bisogna vedere gli aspetti economici del caso ma bisogna accogliere una parte di popolazione che già fa parte della nostra città e dare loro dei diritti. Non deve essere l’economia che deve guidarci ma le persone e il rispetto.

Terminata l’omelia dell’arciprete, la tradizionale “Spartenza”: il momento straziante nel quale Maria deve salutare la salma del figlio dalla quale non vuole staccarsi.

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