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Omicidio Carità. Giubbotto con tracce di sangue, il presunto killer: “Me lo hanno dato alla Caritas”STIMA TEMPO DI LETTURA: 2 min

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Omicidio Angelo Carità, il 61enne freddato a colpi di pistola lo scorso 2 aprile, giorno di Pasquetta, davanti al suo fondo agricolo di Licata. Il presunto killer fermato nei giorni scorsi, Orazio Rosario Cavallaro, si difende davanti al giudice e respinge le accuse. Gli inquirenti nel corso di una perquisizione trovarono in suo possesso un giubbotto con delle tracce di sangue che i Ris hanno fatto risalire alla vittima, Carità. Cavallaro precisa: “Quel giubbotto me lo hanno regalato alla Caritas”.

È comparso ieri davanti al gip Alessandra Vella respingendo le accuse mosse dalla Procura. Stiamo parlando del 61enne Orazio Rosario Cavallaro, catanese ma da sempre residente a Ravanusa, che risulta essere secondo gli inquirenti l’esecutore materiale dell’omicidio di Angelo Carità.

L’agguato avvenne il 2 aprile scorso. La vittima 61enne fu freddata a colpi di pistola calibro 9, perdendo la vita a bordo della sua vecchia utilitaria, una Fiat Uno di colore verde, davanti al suo fondo agricolo, a Licata.

La prova decisiva che incastra il presunto killer, secondo l’accusa, sarebbe il ritrovamento di un giubbotto durante una perquisizione. Giubbotto sul quale i Ris avrebbero rilevato tracce di sangue riconducibili a Carità. Cavallaro al riguardo si sarebbe difeso davanti al gip spiegando che questo capo d’abbigliamento lo avrebbe ottenuto dalla Caritas e che quindi non ne saprebbe nulla.

Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri e dalla Procura nei giorni scorsi in conferenza stampa, il presunto killer avrebbe usato un’auto dei familiari nonostante non avesse potuto guidare in quanto sorvegliato speciale. L’uomo sarebbe stato immortalato a bordo della vettura da alcune telecamere di videosorveglianza.

Cavallaro è stato fermato nei giorni scorsi, dopo sei mesi di indagini successive all’omicidio. Da un impianto video è stata recuperata la scena e il momento del crimine.

Secondo la Procura il fermato sarebbe l’esecutore materiale dell’omicidio, compiuto su commissione da ignoti. Tra Cavallaro e Carità sembrerebbero non esserci collegamenti diretti.

Angelo Carità nel febbraio del 2017 era stato condannato all’ergastolo ma scarcerato per decorrenza dei termini. Il processo era quello relativo all’omicidio di Giovanni Brunetto, trovato sotterrato nell’ottobre del 2013 – cinque mesi dopo la sua scomparsa – in un appezzamento di terreno di Canicattì.

Non si esclude quindi che la morte di Carità altro non sia che il compimento di una vendetta, ma spetterà agli organi inquirenti mettere dei punti fissi sull’intera vicenda.

A occuparsi del fascicolo d’inchiesta per l’omicidio Carità sono il procuratore aggiunto Salvatore Vella e il pm Simona Faga. Vella, presente ieri all’interrogatorio, avrebbe chiesto la convalida del fermo e la misura cautelare del carcere per Cavallaro. La decisione spetta al gip.

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