![]() SICILIA TV NOTIZIARIO Edizione del 27/01/2015 Direttore Responsabile: Calogero Sorce OMICIDIO A FAVARA. SEI COLPI DI PISTOLA HANNO UCCISO IL 51ENNE CARMELO BELLAVIA. L'UOMO SI TROVAVA NELLA SUA ATTIVITA' COMMERCIALE QUANDO DEI SICARI GLI HANNO SPARATO. SI INDAGA A 360 GRADI. LA PISTA PIU' SEGUITA DAGLI INQUIRENTI SAREBBE QUELLA MAFIOSA. MAFIA. LA DIA DI AGRIGENTO SEQUESTRA BENI PER UN VALORE COMPLESSIVO DI 54MILIONI DI EURO AI FRATELLI IMPRENDITORI AGRO'. PAURA IERI POMERIGGIO AD AGRIGENTO. CROLLA PORZIONE DI UNO STABILE A DUE PIANI NEL PIENO CENTRO STORICO. ESEGUITA L'AUTOPSIA SUL CORPO RINVENUTO A LICATA. OLTRE CON OGGETTI CONTUNDENTI QUALCUNO GLI HA SPARATO QUATTRO COLPI DI ARMA DA FUOCO. RINVENUTO DOPO VENTI ANNI UNO STEMMA ARALDICO RUBATO DA UN'ANTICA CHIESA DI TROINA. LO AVEVA POSIZIONATO COME PEZZO DI ARREDAMENTO DEL SUO CAMINO. DENUNCIATO PER RICETTAZIONE UN 61ENNE DEL LUOGO. OGGI SI CELEBRA IL GIORNO DELLA MEMORIA IN RICORDO DELLE VITTIME DELL'OLOCAUSTO. A FAVARA GLI STUDENTI HANNO RICORDATO L'EROE CALOGERO MARRONE.
Si indaga a 360 gradi dopo l’omicidio avvenuto ieri sera a Favara.
A essere freddato con sei colpi di pistola Carmelo Bellavia, 51 anni.
L'omicidio è avvenuto intorno alle ore 18.45 all'interno della sua attività, aperta di recente, in via Fausto Coppi 20, nella zona San Francesco a Favara.
L’uomo è stato colpito dai suoi sicari al petto e al fianco. Vicino al corpo riverso per terra sono stati ritrovati sei bossoli.
Si indaga, dicevamo, in diversi ambiti per capire chi e perché abbia voluto ucciderlo: la pista maggiormente seguita dagli inquirenti sarebbe quella mafiosa.
Carmelo Bellavia è il padre di Calogero, il vivandiere di Gerlandino Messina, il boss di Cosa nostra arrestato nell'ottobre 2010 in viale Stati Uniti a Favara.
Il 51enne era stato accusato e poi condannato assieme al figlio e al consuocero per aver favorito la latitanza del boss.
Sul posto sono intervenuti gli operatori sanitari del 118 e i rianimatori. Ma per Bellavia non c’era più nulla da fare.
Hanno lavorato per tutta la notte i carabinieri della Tenenza di Favara, il Nucleo Operativo e il Reparto Operativo di Agrigento, nonché la sezione investigativa del Reparto Operativo.
Sul posto anche il Magistrato della Procura della Repubblica di Agrigento, il sostituto procuratore Matteo Delpini. La salma è già a disposizione del dott. Delpini, che dovrà decidere se far eseguire l’autopsia oppure no.
Della serata di sangue è stata anche informata la DDA di Palermo. Quindi non si esclude che le indagini possano passare alla Direzione Distrettuale Antimafia.
Importanti ai fini delle indagini si potrebbero rivelare le immagini dell'impianto di videosorveglianza di cui l'attività commerciale, un deposito/vendita di bibite e bevande, è munita. Bisognerà capire se in quel momento era attivo e cosa ha effettivamente registrato.
Intanto il magazzino che fa angolo con via S. Michele è stato posto sottosequestro.
Il fatto successo ieri sera è il secondo omicidio in poco più di due anni a Favara.
Come ricorderete, nel novembre 2012 in via Napoli venne freddato in strada il re delle slot machine Calogero Palumbo Piccionello.
La sezione della Direzione Investigativa Antimafia di Agrigento ha confiscato beni mobili e immobili, per un valore complessivo stimato in 54 milioni di euro, riconducibili ai fratelli Diego e Ignazio Agrò, rispettivamente di 68 e 76 anni, imprenditori agricoli originari di Racalmuto, ma da anni residenti ad Agrigento.
I decreti di confisca seguono i complessi accertamenti patrimoniali e bancari dai quali è emersa la disparità tra i redditi dichiarati e l’attività svolta e il valore del patrimonio dei fratelli Agrò che, seppur non “organici”, sono ritenuti contigui all'associazione malavitosa “Cosa Nostra” della Provincia di Agrigento.
I sigilli sono stati posti a 58 fabbricati, ubicati tra le province di Agrigento, Messina e Perugia; 12 imprese attive rispettivamente a Fasano, nel brindisino, e a Petilia Policastro, in provincia di Crotone.
Confiscati inoltre 56 tra rapporti bancari, postali e polizze assicurative.
I fratelli Agrò erano stati arrestati nel luglio 2007 nell’ambito dell’indagine ‘Domino 2‘ relativa a una serie di omicidi avvenuti all’inizio degli anni ’90 in provincia di Agrigento, scaturita dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia tra cui Maurizio Di Gati, già capo di Cosa nostra agrigentina.
Nel 2010 sempre la DIA di Agrigento ai due imprenditori aveva sequestrato beni per circa 50 milioni di euro.
È scientificamente provato che le intense piogge minacciano ulteriormente le già precarie condizioni di stabilità degli immobili ubicati nei centri storici.
L'abbondante acqua dei giorni scorsi è stata probabilmente una concausa del parziale crollo di un vecchio edificio disabitato avvenuto ieri pomeriggio ad Agrigento, in salita Vassallo, in pieno centro storico.
Intorno alle ore 15:30 un forte boato ha scosso la zona a monte di via Atenea.
Tempestivo è stato l'allarme lanciato dai residenti.
Sul posto i vigili del fuoco, gli uomini della protezione civile, i poliziotti della locale Questura e ancora gli agenti del corpo di polizia municipale e i tecnici comunali.
In un primo momento si è temuta la presenza di persone sotto le macerie.
Circostanza che fortunatamente è stata smentita dalle accurate ricerche eseguite dai vigili del fuoco.
A venire giù di netto è stato il muro di tamponamento del prospetto che ha letteralmente sventrato l'edificio a due piani.
A scopo precauzionale il passaggio nella salita Vassallo è stato vietato, mentre l'area del crollo è stata transennata.
Al vaglio dei tecnici anche le condizioni statiche degli stabili addossati a quello parzialmente crollato.
Secondo quanto dichiarato dal Comandante della Polizia Municipale, Cosimo Antonica, questo edificio privato sembra non essere tra quelli a cui è stata intimata la messa in sicurezza.
Colpito con oggetti contundenti e con quattro colpi di arma da fuoco all'addome. Parliamo del cadavere rinvenuto mercoledì scorso in una villa di c.da Baltazze a Licata.
È quanto emerge dopo l’autopsia eseguita ieri nella camera mortuaria dell’ospedale di Agrigento.
È durato oltre sette ore l’esame autoptico eseguito dal medico legale Cataldo Raffino, dell’università di Catania, che era stato incaricato dal P.M. Salvatore Vella.
Quindi, oltre ai numerosi colpi di oggetti contundenti i quali gli hanno fracassato il cranio, il giovane è stato anche sparato con quattro colpi di arma da fuoco. Bisognerà ancora stabilire se si tratti di pistola o di un fucile.
Intanto il dott. Raffino, prima di eseguire l’autopsia, ha estratto campioni di tessuto utili a capire l’identità del giovane.
Si pensa infatti possa trattarsi del giovane licatese scomparso il 2 gennaio, Angelo Truisi.
Per avere certezza si dovrà attendere ancora qualche altra ora.
A indagare sull’accaduto sono gli agenti del Commissariato di Polizia di Licata e quelli della Squadra Mobile di Agrigento sotto la direzione della Procura della Repubblica di Agrigento.
Il GIP del Tribunale di Agrigento, Alessandra Vella, ha rinviato 'per vizio di forma' al prossimo 26 marzo, ore 11.00, l'udienza nella quale dovrà pronunciarsi in merito all’opposizione alla richiesta di archiviazione per i sei medici che ebbero in cura il giovane Vincenzo Rigoli, deceduto nella sala operatoria dell'ospedale S. Giovanni d Dio di Agrigento la notte del 17 dicembre 2012.
Durante i lavori dell’udienza di ieri, infatti, è stato riscontrato un difetto di notifica nei confronti di uno dei sanitari indagati.
Giuseppe Rigoli e Michela Frasca, genitori di Vincenzo, confidano ancora una volta nella decisione del giudice, affinché si possa, previa effettuazione di idoneo processo, stabilire le verità su quanto effettivamente accaduto negli ambienti del nosocomio agrigentino fino al decesso del figlio di soli 19 anni, avvenuta per shock emorragico.
Era stato trafugato circa 20 anni fa dall’antica Chiesa Maria S.S. del Carmelo di Troina. Parliamo di uno stemma araldico del 1500 rinvenuto stamattina dai carabinieri della locale Stazione, unitamente ai carabinieri della Compagnia di Nicosia.
Le indagini, coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica, dott. Francesco Rio, hanno fatto emergere che ignoti, approfittando di alcuni lavori di ristrutturazione della chiesa, l’avevano rubato. Lo stemma si trovava sul prospetto della struttura.
Dopo 20 anni ecco il ritrovamento nell’abitazione di un pensionato di Troina, D.D, di 61 anni.
L’uomo, che ha detto ai carabinieri di averlo trovato 20 anni fa in un giardino vicino a casa sua, aveva utilizzato lo stemma come arredamento del proprio camino.
L’ incauto pensionato si è adesso beccato una denuncia in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria per ricettazione.
Il reperto sarà custodito dalla Stazione dei Carabinieri di Troina in attesa di svolgere le opportune valutazioni storico-artistiche e successivamente di restituirlo al legittimo proprietario per il riposizionamento sul frontespizio della chiesa.
Oggi in Italia e in tutta Europa si celebra il Giorno della Memoria in ricordo delle vittime dell'Olocausto e in onore di coloro che, a rischio della loro vita, hanno aiutato i perseguitati dal regime nazista e fascista durante la seconda guerra mondiale.
In Italia la ricorrenza è stata istituita dal Parlamento con la legge n. 211 del 20 luglio 2000. La scelta della data di oggi è dovuta al fatto che il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell'Armata Rossa arrivarono presso la città polacca di Auschwitz dove scoprirono il campo di concentramento e liberarono i pochi prigionieri superstiti.
La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono al mondo, per la prima volta, l'orrore del genocidio nazista.
Oggi il ricordo della Shoah, cioè dello sterminio del popolo ebreo, è celebrato anche da altre nazioni, tra cui Germania e Gran Bretagna.
L'apertura dei cancelli ad Auschwitz mostrò al mondo non solo molti testimoni della tragedia, ma anche gli strumenti di tortura e di annientamento del lager: ricordiamo le micidiali camere a gas.
Durante il regime nazista (dal 1933 al 1945) fu organizzata la sistematica uccisione nei campi di concentramento degli ebrei.
Si stima che a morire furono circa sei milioni. Le barbare uccisioni colpirono anche altre tipologie di persone considerate "subumane".
Tra di loro anche quasi mezzo milione di zingari rom, omosessuali, disabili fisici o mentali e dissidenti politici.
Furono uccisi, inoltre, quasi due milioni di prigionieri di guerra sovietici e oltre un milione di polacchi.
Oggi i sopravvissuti ai campi di sterminio tedeschi hanno il compito di trasmettere alle generazioni future il ricordo delle vittime, affinché non si crei un vuoto nella storia e il sacrificio di queste vite umane serva da insegnamento all'uomo per non rendersi più responsabile di crimini così gravi nei confronti dell'umanità.
Nel Giorno della Memoria hanno voluto ricordare l’eroe favarese Calogero Marrone gli studenti delle scuole di Favara. Presente una rappresentanza degli alunni delle scuole Guarino, Bersagliere Urso, Mendola Vaccaro, Brancati e Falcone e Borsellino.
Si sono recati al civico 30 di via Vittorio Emanuele, casa natale di Marrone.
Nel corso della seconda guerra mondiale il favarese salvò numerose vite di cittadini ebrei pagando con la propria. Infatti, scoperto, fu mandato a finire i suoi giorni a Dachau, dove morì il 15 febbraio 1945.
Presente alla celebrazione di questa mattina anche l’amministrazione comunale di Favara con in testa il sindaco Manganella.
Open day giovedì 29 gennaio dalle ore 16.00 alle ore 19.00 al plesso Pirandello dell’Istituto Comprensivo "Mendola Vaccaro" di Favara. Sarà occasione per i docenti e per la Preside, la prof.ssa Assunta Accurso Tagano, per comunicare agli alunni e alle rispettive famiglie l’offerta formativa della scuola.
Open day venerdì 30 gennaio, sempre dalle ore 16.00 alle ore 19.00, anche nel plesso Vaccaro.
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